L'Inquinamento delle acque nel 2020

L’inquinamento idrico si riferisce alla contaminazione di laghi, fiumi, oceani, falde acquifere e acque sotterranee collegata principalmente alle attività umane (captazione di acque, scarico di reflui, attività agricola ecc.).

La tutela delle acque è un'attività vitale nell'ambito dell'inquinamento ambientale poiché si sono raggiunte quote preoccupanti: a livello nazionale, lo stato ecologico del 43% dei fiumi raggiunge l'obiettivo di qualità, mentre per i laghi solo il 20%.

L'obiettivo di qualità è volto al mantenimento o raggiungimento di un “buono” stato di qualità ambientale dei corpi idrici, affinché mantengano il proprio equilibrio biologico e idrologico. Nonostante ciò si registrano sempre più spesso significative modificazioni dell’ecosistema a seguito delle attività umane.

Inquinamento chimico: cause e conseguenze

La prolungata dispersione nell'ambiente di sostanze chimiche causa il cosiddetto 'inquinamento chimico', un fenomeno che rappresenta non solo una minaccia per l’ambiente e gli organismi acquatici, ma anche per la salute umana.

Relativamente allo stato chimico, il 75% dei fiumi presenta uno stato buono, mentre nelle acque marino costiere condizioni chimiche “non buone” si presentano per più del 40% dei corpi idrici.

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La presenza stabile di molteplici sostanze chimiche che interagiscono insieme negli ambienti acquatici può determinare il cosiddetto “effetto cocktail”: accade che le singole sostanze combinano i propri effetti influendo sulla tossicità degli organismi acquatici, sulla salute degli ecosistemi, sulla perdita di habitat e di biodiversità e, in definitiva, sul benessere delle singole persone.

La sfida alla sostenibilità appare ancora più ardua se consideriamo che nel mondo ci sono oltre 131 milioni di sostanze chimiche registrate, tra cui metalli pesanti, prodotti chimici industriali, insetticidi, farmaci destinati all’uso umano e animale, ma anche creme solari e per la cura del corpo, che una volta immesse nell'ambiente acquatico possono persistere anche per molti decenni, rappresentando quindi un rischio duraturo nel tempo.  

Le acque trasportano energia e nutrienti, fornendo bevande, prodotti alimentari e sono fondamentali per le industrie. Sono vere e proprie arterie della natura da salvaguardare.

Lo smaltimento dei rifiuti  

L’inquinamento dell’acqua si verifica quando gli inquinanti vengono scaricati direttamente o indirettamente nei corpi idrici dopo il loro utilizzo in attività domestiche, agricole e industriali, e non si provvede ad un trattamento sufficiente per eliminare gli elementi nocivi. Tutte le acque la cui qualità è stata pregiudicata dall'azione antropica vengono dette acque reflue, dunque contaminate da sostanze organiche e inorganiche pericolose per la salute pubblica e per l'ambiente.

Nel 2016 si è stimato che il grado di conformità nazionale dei sistemi di collettamento è pari al 98,8% e la percentuale di carico organico convogliato in fognatura è pari a circa il 95%, quello indirizzato ai sistemi individuali è il 4,3%, mentre si attesta allo 0,7% il carico non convogliato in rete fognaria o in sistemi individuali.

Pertanto, se il nostro obiettivo a breve termine non è quello di venire sommersi dalla spazzatura, dobbiamo fermare e capovolgere questa tendenza. Metalli pesanti e sostanze tossiche filtrano nelle acque sotterranee e nel terreno circostante, notevoli quantità di rifiuti industriali e domestici come pile, oli, vernici e medicinali scaduti classificati come pericolosi non vengono adeguatamente trattati.

Il problema dello smaltimento dei rifiuti è solo una faccia di una medesima medaglia: l'enorme quantità di rifiuti che produciamo non sono altro che il risultato del nostro stile di vita insostenibile. Per produrre un cambiamento significativo è necessario ora più che mai modificare le nostre modalità di produzione e consumo, affinché non compromettano le risorse non rinnovabili della Terra.

Un buon piano d'azione per la gestione dei rifiuti comincia innanzitutto con la prevenzione e la riduzione al minimo indispensabile, infatti tutto ciò che non viene prodotto non ha necessità di essere smaltito.

La plastica in mare

Il monitoraggio effettuato per l’attuazione della Direttiva Strategia Marina (2008/56/CE) relativamente alla quantità di rifiuti ritrovati sui litorali, mostra come la plastica sia il rifiuto più generato, con valori che superano i 130 oggetti/100 m di spiaggia.

Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani, venendo ingeriti e accumulati nel corpo e nei tessuti di molti organismi, parte dei quali va a finire nella nostra catena alimentare. Il risultato per questi è molto spesso fatale: alcuni muoiono soffocati, altri subiscono un blocco gastrointestinale, altri ancora sviluppano difficoltà nell' assorbire il nutrimento dal cibo.

Con il tempo la plastica in mare si frammenta, impiegando diversi anni a disciogliersi ma senza mai dissolversi del tutto. Basti pensare che una busta di plastica impiega da 10 a 20 anni a degradarsi, un accendino dai 100 ai 1000 anni, una bottiglietta 450.

Ciò che si genera durante il loro discioglimento sono le microplastiche, o nanoplastice a seconda del diametro: si tratta di minuscoli frammenti di plastica che arrivano persino alle nostre tavole. In base ad un recente studio condotto dall'Università di New Castle e dal WWF si stima che ingeriamo una quantità di plastica pari a circa 5 g alla settimana, per un totale di 20 kg nel corso della nostra vita.

Come ridurre l'impatto ambientale

Se stai cominciando ad avvertire un senso di responsabilità nei confronti del pianeta che ci ospita, sarai felice di sapere che puoi avere un ruolo attivo e significativo nella lotta per la sua tutela.

Il primo passo è quello di diventare un consumatore consapevole. Chiediti: come posso ridurre il mio impatto ambientale? Ecco di seguito qualche idea:

  1. Adotta una spesa intelligente acquistando nulla più del necessario.
  2. Preferisci prodotti con poco imballaggio, mai sentito parlare di negozi alla spina?
  3. Scegli contenitori riutilizzabili.
  4. Acquista prodotti durevoli, con un ciclo di vita lungo
  5. Effettua la raccolta differenziata e il compostaggio della materia organica.
  6. Presta particolare attenzione allo smaltimento dei rifiuti domestici pericolosi.
  7. Sii creativo e trova nuovi modi per ridurre il tuo impatto sull'ambiente.
  8. Quando puoi sostituisci i prodotti di plastica derivata dal petrolio con alternative compostabili come i nostri piatti ecologici.

Questa condotta, se mantenuta con costanza, riduce al minimo gli sprechi di energia e materiali e permette anche un risparmio economico non trascurabile.

Tra 35 anni gli oceani potrebbero contenere più bottiglie di plastica che pesci, oggi noi potremmo scegliere di operare un cambiamento.

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