La Direttiva SUP è la norma europea nata per ridurre l’impatto di determinati prodotti in plastica monouso sull’ambiente, in particolare sull’ambiente marino.
Per bar, ristoranti, catering, sagre, mense e distributori non è una norma astratta. Ha cambiato l’acquisto di piatti, posate, cannucce, contenitori, bicchieri e articoli usa e getta utilizzati ogni giorno nel servizio.
Nel nostro lavoro con packaging alimentare e forniture per eventi abbiamo visto che il punto più delicato non è solo “cosa è vietato”, ma capire bene quali materiali sono ammessi, quali prodotti richiedono marcature, quali alternative funzionano davvero durante il servizio e quali documenti servono per evitare errori.
Una cosa va chiarita subito: la Direttiva SUP non vieta tutto il monouso. Interviene su specifici prodotti in plastica monouso, con misure diverse a seconda della categoria.
Cos’è la direttiva UE 2019/904
La Direttiva UE 2019/904, conosciuta come Direttiva SUP, disciplina la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. SUP significa Single-Use Plastics, cioè plastiche monouso.
La direttiva è stata pubblicata nel 2019 e nasce all’interno della strategia europea per la plastica e dell’economia circolare. Il suo obiettivo è ridurre la dispersione di prodotti usa e getta che, quando non vengono gestiti correttamente, finiscono spesso nei mari, sulle spiagge e negli ecosistemi.
Per un inquadramento storico del provvedimento e delle prime ricadute sul mercato, può essere utile leggere anche l’approfondimento sulla possibile fine della plastica monouso.
Obiettivi e significato della normativa
La Direttiva SUP nasce per prevenire e ridurre l’impatto di determinati prodotti in plastica monouso sull’ambiente e sulla salute umana, promuovendo il passaggio a modelli più circolari.
La direttiva europea richiama in modo esplicito il problema dei rifiuti plastici dispersi, soprattutto nell’ambiente marino. Secondo il testo della Direttiva UE 2019/904, i prodotti in plastica monouso interessati dalle misure rappresentavano una quota rilevante dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge dell’Unione europea.
Gli obiettivi principali sono:
- ridurre il consumo di alcuni prodotti monouso;
- vietare l’immissione sul mercato di articoli per cui esistono alternative;
- migliorare la progettazione di alcuni prodotti;
- informare meglio il consumatore;
- rafforzare la responsabilità estesa del produttore;
- aumentare raccolta e riciclo;
- contrastare la dispersione nell’ambiente.
Il collegamento con l’inquinamento degli oceani è diretto. Cannucce, posate, contenitori, tappi, bottiglie, involucri e frammenti plastici possono diventare rifiuti marini, danneggiare la fauna e rientrare nella catena alimentare sotto forma di microplastiche.
Per chi lavora nella ristorazione, la conseguenza pratica è evidente: la scelta del prodotto non può più essere fatta solo in base a prezzo e comodità. Bisogna valutare materiale, uso, smaltimento, marcatura e conformità normativa.

Ambito di applicazione e tipologie di polimeri
La Direttiva SUP si applica a determinati prodotti in plastica monouso, ai prodotti in plastica oxo-degradabile e agli attrezzi da pesca contenenti plastica.
Per “prodotto di plastica monouso” si intende un prodotto realizzato interamente o parzialmente in plastica, non concepito, progettato o immesso sul mercato per compiere più spostamenti o rotazioni durante il suo ciclo di vita mediante restituzione al produttore per essere riempito di nuovo oppure riutilizzato per lo stesso scopo.
Un punto spesso sottovalutato è l’espressione “interamente o parzialmente in plastica”.
La direttiva può quindi riguardare anche prodotti composti da più materiali se contengono plastica. Non basta che un articolo sembri “di carta” per escluderlo automaticamente dal campo di applicazione.
Per un responsabile acquisti, questo significa controllare bene:
- composizione del prodotto;
- eventuali rivestimenti plastici;
- presenza di polimeri;
- certificazioni;
- destinazione d’uso;
- dichiarazioni del fornitore;
- indicazioni di smaltimento.
Il tema è particolarmente importante per piatti, bicchieri, contenitori e imballaggi destinati al contatto alimentare. Un prodotto deve essere conforme alla normativa sul monouso, ma anche idoneo al contatto con gli alimenti e adatto alle condizioni reali di servizio.
Recepimento della direttiva SUP in Italia
In Italia la Direttiva SUP è stata recepita con il Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 196. Il decreto attua la Direttiva UE 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.
Il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 196
Il Decreto legislativo 196/2021 disciplina divieti, riduzione del consumo, requisiti dei prodotti, marcature, responsabilità estesa del produttore e misure informative.
Il decreto si applica ai prodotti in plastica monouso indicati nell’allegato, ai prodotti in plastica oxo-degradabile e agli attrezzi da pesca contenenti plastica.
Per le imprese, il decreto non va letto solo come elenco di prodotti vietati.
Introduce un modo diverso di valutare il monouso:
- prima si verifica se il prodotto rientra nel campo di applicazione;
- poi si controlla se è vietato, soggetto a riduzione o a marcatura;
- infine si valuta quale alternativa sia tecnicamente adatta al servizio.
Nel settore food service, per esempio, non basta sostituire un articolo vietato con il primo prodotto disponibile. Una posata, un piatto o una vaschetta devono reggere l’uso previsto, rispettare la normativa MOCA, essere gestibili a fine vita e non creare confusione nella raccolta.
Entrata in vigore e scadenze previste
Il Decreto legislativo 196/2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 novembre 2021 ed è entrato in vigore il 14 gennaio 2022.
Da quella data sono diventate operative le restrizioni previste per i prodotti indicati.
La direttiva e il decreto, però, non prevedono una sola misura uguale per tutti. Alcuni prodotti sono vietati, altri sono soggetti a obiettivi di riduzione, requisiti di progettazione, raccolta differenziata, contenuto riciclato o marcatura.
Per questo è utile distinguere tra:
- prodotti banditi;
- prodotti soggetti a riduzione del consumo;
- prodotti soggetti a requisiti di marcatura;
- prodotti soggetti a responsabilità estesa del produttore;
- contenitori e bottiglie con requisiti specifici;
- materiali per cui esistono regole o deroghe nazionali.
Per le attività professionali la scadenza più importante è già passata. Il lavoro da fare oggi è controllare che le forniture siano aggiornate, che gli articoli acquistati siano conformi e che la comunicazione al cliente non crei equivoci.
Articoli vietati e restrizioni al consumo
La Direttiva SUP vieta l’immissione sul mercato di alcuni prodotti in plastica monouso per i quali sono disponibili alternative. Per altri articoli prevede riduzione del consumo, marcatura, raccolta o responsabilità estesa del produttore.
Elenco dei prodotti in plastica monouso banditi
Tra i prodotti soggetti a restrizione all’immissione sul mercato rientrano:
- bastoncini cotonati, salvo specifiche esclusioni sanitarie;
- posate in plastica monouso;
- piatti in plastica monouso;
- cannucce, salvo specifiche esclusioni sanitarie;
- agitatori per bevande;
- aste da attaccare a sostegno dei palloncini;
- prodotti in plastica oxo-degradabile;
- contenitori per alimenti in polistirene espanso;
- contenitori per bevande in polistirene espanso;
- tazze per bevande in polistirene espanso, inclusi tappi e coperchi.
L’elenco dei prodotti vietati è riportato nell’allegato del Decreto legislativo 196/2021 e deriva dalla parte B della Direttiva SUP.
Per ristoranti, sagre ed eventi, il divieto più rilevante riguarda piatti, posate, cannucce, agitatori e alcuni contenitori in polistirene espanso.
In questi casi servono alternative concrete, non solo “etichette verdi”.
I piatti in polpa di cellulosa rappresentano una soluzione vegetale utilizzata in catering, mense, sagre e somministrazione professionale. Sono rigidi, pratici e adatti a molti servizi, ma vanno sempre scelti verificando formato, certificazioni, idoneità al contatto alimentare e modalità di smaltimento previste.
Un piatto conforme sulla carta deve funzionare anche nel servizio reale. Se si piega con una porzione abbondante o crea confusione nel conferimento, il problema si sposta soltanto più avanti.
Requisiti di marcatura e informazione al consumatore
La Direttiva SUP prevede anche requisiti di marcatura per alcune categorie di prodotti.
La marcatura serve a informare il consumatore sulla presenza di plastica nel prodotto, sulle modalità di smaltimento da evitare e sull’impatto ambientale della dispersione.
I prodotti interessati includono, tra gli altri:
- assorbenti e tamponi igienici;
- salviette umidificate;
- prodotti del tabacco con filtri;
- tazze e bicchieri per bevande.
Per bar, mense ed eventi, la categoria più vicina è quella dei bicchieri e delle tazze per bevande, quando rientrano nel campo di applicazione.
L’informazione al consumatore non deve essere vista come un dettaglio grafico.
Durante un evento con molte persone, una marcatura poco compresa o una comunicazione contraddittoria può portare a conferimenti errati. Il cliente vede “compostabile”, “biodegradabile”, “riciclabile”, “contiene plastica” e non sa dove buttare il bicchiere.
Per questo è utile lavorare con loghi, certificazioni e indicazioni chiare. L’approfondimento io sono compostabile aiuta a capire perché un messaggio corretto sul prodotto deve essere collegato a certificazioni, materiali e raccolta prevista.
La specificità italiana sulle bioplastiche
Il recepimento italiano della Direttiva SUP ha dato rilievo ai materiali biodegradabili e compostabili in alcune condizioni. Questo aspetto è uno dei punti più discussi della normativa italiana e va trattato con attenzione.
Per capire la specificità italiana bisogna partire da una distinzione essenziale: la differenza tra compostabile e biodegradabile non è solo linguistica.
Un materiale biodegradabile non è automaticamente conferibile nell’organico e non è automaticamente ammesso come alternativa nei contesti regolati.
Un materiale compostabile deve rispettare requisiti tecnici specifici, come la conformità alla norma UNI EN 13432 quando applicabile agli imballaggi compostabili, e deve essere gestito in un circuito di raccolta coerente.
Deroghe per i materiali biodegradabili e compostabili
Nel recepimento italiano, la legge delega e il decreto hanno previsto un ruolo per i prodotti realizzati in plastica biodegradabile e compostabile certificata secondo UNI EN 13432, con percentuali crescenti di materia prima rinnovabile, nei casi in cui non sia possibile usare alternative riutilizzabili ai prodotti monouso destinati al contatto con alimenti.
Questa previsione non deve essere letta come un via libera generale.
La deroga non significa che qualsiasi prodotto “bio” sia automaticamente ammesso. Bisogna verificare:
- campo di applicazione;
- prodotto specifico;
- norma tecnica dichiarata;
- certificazione;
- percentuale di materia prima rinnovabile richiesta;
- idoneità al contatto alimentare;
- condizioni di utilizzo;
- corretto smaltimento.
La bioplastica comprende materiali diversi: alcuni sono biobased, alcuni compostabili, alcuni entrambe le cose, altri no.
Per Ekoe, questo è un punto operativo fondamentale. Quando proponiamo un’alternativa compostabile a un’attività di ristorazione o a una sagra, non basta dire “è bioplastica”. Bisogna chiarire quale materiale è stato usato, quale certificazione possiede, come si comporta durante il servizio e dove deve essere conferito dopo l’uso.
Evoluzione normativa tra direttiva SUP e regolamento PPWR
La Direttiva SUP ha anticipato una parte del percorso europeo verso la riduzione del monouso e dei rifiuti plastici. Il Regolamento PPWR amplia oggi la prospettiva a tutti gli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio.
Il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio modifica anche la Direttiva UE 2019/904 e abroga la Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
Per le aziende, questo passaggio è importante.
La SUP riguarda determinati prodotti in plastica monouso. Il PPWR interviene invece in modo più ampio su:
- progettazione degli imballaggi;
- riciclabilità;
- riuso;
- riduzione dell’overpackaging;
- contenuto riciclato;
- etichettatura;
- restrizioni su alcune sostanze;
- responsabilità lungo la filiera.
In pratica, un’impresa non può limitarsi a chiedere: “Questo articolo è vietato dalla SUP?”.
Deve iniziare a chiedere anche:
- l’imballaggio è progettato per essere riciclabile?
- è sovradimensionato?
- contiene materiali difficili da separare?
- è coerente con i requisiti PPWR?
- la comunicazione è corretta?
- il fine vita è chiaro per il cliente?
Integrazione con la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi
La Direttiva 94/62/CE è stata per anni il riferimento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
La Direttiva SUP si è inserita in questo quadro, concentrandosi su determinati prodotti in plastica monouso e sull’impatto ambientale della loro dispersione.
Con il PPWR, l’Unione europea passa da una direttiva a un regolamento direttamente applicabile, con un approccio più armonizzato sugli imballaggi.
Questo non cancella l’utilità della SUP.
La integra in un quadro più ampio, dove riduzione, riuso, riciclo, progettazione e responsabilità del produttore vengono trattati insieme.
Per chi acquista packaging alimentare, il risultato pratico è chiaro: non basta sostituire un materiale vietato. Bisogna costruire una scelta più solida, documentata e capace di reggere anche alle nuove regole sugli imballaggi.
Domande frequenti
Quando entrerà in vigore la tassa sulla plastica nel 2026?
La tassa sulla plastica, o plastic tax italiana sui MACSI, secondo il dossier del Senato relativo al decreto fiscale 2026 è stata differita dal 1° luglio 2026 al 1° gennaio 2027.
La plastic tax non coincide con la Direttiva SUP.
La SUP riguarda divieti, restrizioni, marcature e riduzione di determinati prodotti in plastica monouso. La plastic tax è un’imposta nazionale sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego.
Per questo, prima di dare indicazioni operative o aggiornare listini, è necessario verificare l’ultima versione normativa e le istruzioni ufficiali disponibili.
Quali sono le direttive del pacchetto rifiuti?
Le direttive del pacchetto rifiuti fanno parte della strategia europea per l’economia circolare e hanno modificato norme fondamentali su rifiuti, imballaggi, discariche, veicoli fuori uso, pile, accumulatori e RAEE.
Tra i riferimenti principali rientrano:
- Direttiva UE 2018/851, che modifica la direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE;
- Direttiva UE 2018/852, che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio;
- Direttiva UE 2018/850 sulle discariche;
- Direttiva UE 2018/849 su veicoli fuori uso, pile e RAEE.
La direttiva europea sui rifiuti aiuta a collocare la SUP dentro un percorso più ampio: prevenzione, riuso, riciclo, responsabilità estesa del produttore e riduzione dello smaltimento in discarica.
Qual è la posizione di Legambiente sulla direttiva SUP?
Legambiente ha sostenuto la Direttiva SUP come passaggio importante per ridurre l’impatto della plastica monouso e contrastare i rifiuti dispersi nell’ambiente.
Nel 2021 Legambiente ha dichiarato che il recepimento italiano andava nella giusta direzione anche perché riconosceva il ruolo della bioeconomia, delle plastiche compostabili, della raccolta dell’umido e della filiera del compostaggio.
Nel gennaio 2022, in occasione dell’entrata in vigore della direttiva in Italia, l’associazione ha ribadito la necessità di ridurre il monouso non biodegradabile e non compostabile e di promuovere materiali compostabili quando non è possibile escludere il monouso.
Il punto da ricordare è che anche le alternative compostabili devono essere usate correttamente e conferite nei circuiti adatti. Non devono diventare una giustificazione per aumentare il consumo usa e getta.


