Quando si sente parlare di materiale biodegradabile, spesso si pensa automaticamente a qualcosa di “buono per l’ambiente”.
In realtà il termine viene usato molto, a volte troppo, e non sempre in modo corretto.
Nel lavoro quotidiano di Ekoe — tra ristorazione, eventi, aziende e forniture professionali — una delle domande che riceviamo più spesso è:
“Se è biodegradabile, allora è sostenibile, giusto?”
La risposta breve è: dipende.
Vediamo perché.

Che cosa significa biodegradabile?
Un materiale biodegradabile è un prodotto che può essere scomposto da microrganismi naturali come batteri e funghi.
In pratica, col tempo, viene trasformato in sostanze più semplici presenti in natura.
Una definizione facile per tutti
Biodegradabile significa che:
👉 la natura è in grado di decomporlo nel tempo.
Ma questo non dice:
- quanto tempo ci vorrà,
- in che condizioni,
- con che impatto finale sull’ambiente.
Un materiale può essere biodegradabile ma restare nell’ambiente per anni.
Il processo scientifico della biodegradazione
La biodegradazione avviene grazie a:
- microrganismi,
- umidità,
- temperatura,
- ossigeno (in alcuni casi).
Questi elementi rompono le molecole del materiale trasformandole in acqua, CO₂ e biomassa.
Il punto chiave è che non esistono tempi certi per tutti i materiali biodegradabili.

La differenza tra biodegradabile e compostabile
Qui nasce gran parte della confusione.
Tutti i materiali compostabili sono biodegradabili.
Ma non tutti i materiali biodegradabili sono compostabili.
Il significato di compostabile
Un materiale compostabile è progettato per trasformarsi in compost naturale in tempi definiti e controllati.
Questo può avvenire:
- in una compostiera domestica,
- in una compostiera da cucina,
- tramite sistemi rapidi come la compostiera elettrica.
Inoltre un materiale compostabile è sempre accompagnato da certificazioni (come la EN 13432).
Le differenze chiave in sintesi
In modo semplice:
Biodegradabile
- si degrada nel tempo,
- senza tempi garantiti,
- non sempre smaltibile nell’umido.
Compostabile
- si degrada in tempi certi,
- diventa compost utile,
- smaltibile nella frazione organica.
Ti consigliamo di considerare questo aspetto quando leggi le etichette per acquistare le stoviglie compostabili.

Esempi di materiali
Nel mondo reale, soprattutto in ambito professionale, troviamo spesso:
- piatti in polpa di cellulosa,
- piatti in foglia di palma,
- posate in legno,
- contenitori trasparenti in PLA.
Sono materiali molto diffusi in eventi, mense, street food e ristorazione.
Il significato di non biodegradabile con esempi
Esistono materiali che non si degradano naturalmente in tempi brevi.
In questi casi la sostenibilità passa dal riuso:
Dove si butta il materiale biodegradabile
Qui serve attenzione:
biodegradabile non significa automaticamente umido.
Leggi attentamente l’etichetta, fortunatamente le regole dell’Unione Europea ci vengono incontro per aiutare nello smaltimento adeguato. Sull’etichetta deve essere riportato il codice del materiale e quello della frazione in cui va smaltito. Per una gestione corretta ti suggeriamo di scegliere anche i sacchi adeguati:
- sacchi per umido compostabili,
- sacchi colorati per raccolta differenziata,
- contenitori in cartone per la raccolta.
Le regole per la raccolta differenziata
In generale:
- il compostabile certificato va nell’organico,
- il biodegradabile non certificato segue le regole comunali (spesso indifferenziato).
È meglio sempre verificare localmente.
Come riconoscere un prodotto biodegradabile
Ad occhio è difficile distinguere un prodotto biodegradabile da uno compostabile. Ma come dicevamo prima, le etichette ambientali aiutano molto. Per i prodotti biodegradabili indicano il materiale o la composizione.

Un esempio concreto: quando “biodegradabile” è stato usato per fare greenwashing (e sanzionato in Italia)
Negli ultimi anni in Italia l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta più volte su prodotti promossi come “biodegradabili” in modo fuorviante.
In alcuni casi si trattava di sacchetti in plastica tradizionale pubblicizzati come “100% biodegradabili” grazie ad additivi chimici che promettevano una degradazione accelerata.
In altri casi, come per alcuni pannolini per l’infanzia presentati come ecologici, biodegradabili o addirittura compostabili, le dichiarazioni ambientali non erano supportate da prove chiare e verificabili.
Il messaggio dell’Autorità è stato molto chiaro:
👉 usare il termine “biodegradabile” senza indicare tempi, condizioni e certificazioni può essere comunicazione ingannevole;
👉 non basta una parola “green” per rendere un prodotto sostenibile.
Sono arrivate sanzioni proprio per contrastare questo tipo di greenwashing.
Cosa ci insegna questo nella pratica
Questi casi hanno mostrato che:
- biodegradabile non è una garanzia ambientale,
- senza certificazioni può diventare solo marketing,
- il compostabile certificato offre invece regole chiare di smaltimento.
Ed è per questo che in Ekoe puntiamo sempre su materiali con standard verificabili, spiegando ai clienti come usarli e smaltirli correttamente.
Domande frequenti
Cosa si intende per biodegradabile in parole semplici?
Per biodegradabile si intende un materiale che può essere decomposto naturalmente da microrganismi come batteri e funghi nel tempo. Questo processo avviene senza interventi artificiali, ma non garantisce tempi rapidi né un impatto ambientale sempre positivo.
Dove si butta il materiale biodegradabile?
Il materiale biodegradabile si smaltisce in modo diverso a seconda del prodotto e delle regole del Comune. Non tutto ciò che è biodegradabile va nell’umido.
Per la frazione organica si utilizzano sacchi compostabili specifici come i sacchi per l’umido.
Che differenza c’è tra biodegradabile e compostabile?
La differenza tra biodegradabile e compostabile è che il biodegradabile si degrada ma senza tempi certi, mentre il compostabile è certificato per trasformarsi in compost naturale per almeno il 90% in condizioni controllate entro 6 mesi .

