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Biorepack: riciclo e consorzio

A cura di Maria Bazzani

lettura di circa 4 minuti

consorzio riciclo biorepack

L'apparenza inganna, soprattutto quando si parla di bioplastiche...

Anonimo

“Che percentuale di plastica c’è nei bicchieri compostabili che vendete?” (0%)

“Ma sembrano uguali a quelli di plastica” (l’apparenza inganna)

“Ma siamo sicuri che siano compostabili?” (abbiamo le schede di compostabilità)

“Davvero posso buttarli nella frazione organica?”(certo!)

Queste sono alcune delle domande (e relative risposte) in cui ci si imbatte quando si presentano le stoviglie compostabili, soprattutto i bicchieri compostabili in acido polilattico.

Adesso anche Ekoe ha un alleato per spiegare che l’apparenza inganna, Biorepack con i suoi spot “Non fermarti all’apparenza”.

Li avete già visti? Sono spiritosi e nello stesso tempo istruttivi, proprio come dovrebbero essere gli spot di un argomento che riguarda tutti, dai bambini agli anziani.

Il futuro del pianeta è nelle mani di tutti noi. Più siamo informati, meglio possiamo fare la nostra parte.

Ma non vogliamo essere retorici né sdolcinati, per cui, per iniziare vi presentiamo uno degli spot di Biorepack.

Cos’è Biorepack?

Naturalmente, a questo punto sorge spontanea la domanda: ma cos’è questo Biorepack? Un nuovo tipo d'imballaggio, come il tetrapak?

No, Biorepack è il Consorzio Nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. Per gli amici semplicemente Biorepack!

Chi può aderire a Biorepack?

Si può aderire a Biorepack se si fa parte di una di queste quattro categorie:

  • produttori: le imprese che producono oppure importano le materie prime per la produzione di imballaggi biodegradabili e compostabili;
  • trasformatori: le aziende che fabbricano, trasformano oppure importano imballaggi vuoti e/o dei relativi semilavorati in materia plastica biodegradabile e compostabile;
  • utilizzatori: le aziende che commercializzano gli imballaggi vuoti in plastica biodegradabile e compostabile;
  • riciclatori: le aziende che trattano i rifiuti da imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.

Cosa fa Biorepack per il riciclo?

Biorepack ha l’obiettivo di garantire “il ritiro, la raccolta, il recupero e il riciclo organico dei rifiuti di imballaggio in plastica biodegradabile e compostabile assieme alla frazione organica umida dei rifiuti urbani” (cit. da www.biorepack.org).

Ovvero? Per semplificare la definizione dei compiti di questo consorzio vi vorremmo porre una domanda. Da quanto tempo usate stoviglie compostabili?

Non vogliamo darvi un voto sul vostro spirito ecologico, ci aiuta solo a ricordare a chi acquista da anni stoviglie monouso compostabili delle spiacevoli circostanze che si verificavano soprattutto nei primi tempi.

Spesso capitava che la frazione umida con piatti e soprattutto bicchieri e posate compostabili non venisse raccolta con il porta a porta, perché gli operatori non li riconoscevano come idonei. In genere bastavano un paio di telefonate e poi veniva portata via.

E cosa c’entra Biorepack? Beh, Biorepack ha l’obiettivo di aiutare tutti coloro che hanno un ruolo nella “vita” di un imballaggio compostabile (e le stoviglie compostabili sono classificate come imballaggi) a poter svolgere al meglio la propria parte per ridurre al minimo l’impatto ambientale di questi prodotti e permettere loro, una volta esaurita la loro funzione, di poter tornare alla terra sotto forma di compost.

Perché l’apparenza inganna?

Perché spesso l’acido polilattico viene scambiato per plastica, se non si legge l’etichetta di un prodotto. E si è visto che l’errore d'interpretazione può comportare uno spreco e anche qualche fastidio in fase di riciclo.

La maggior parte delle persone non è in grado di distinguere a vista una confezione realizzata in bioplastica compostabile da una in plastica tradizionale.

Questa non vuole essere una critica, naturalmente. Ognuno ha le sue competenze. Per questo, oltre all'etichettatura obbligatoria che entrerà in vigore dal 1° Luglio 2022, Biorepack può aiutare le aziende e i consumatori finali.

C’era proprio bisogno di un altro consorzio?

Per rispondere a questa domanda vi vorremmo rimandare a un articolo pubblicato su www.fondazionesvilupposostenibile.org, il 14 Giugno 2021, in cui si denunciava la scarsa realizzazione d'impianti per il riciclo della frazione organica con il finanziamento di soli 80 impianti e il pagamento di solo il 12,5% dei fondi stanziati.

Forse è il caso che anche la filiera degli imballaggi compostabili si consorzi per cercare di far sentire la sua voce, soprattutto in considerazione del fatto che il cambiamento climatico chiede di abbandonare la plastica.

Quali sono le intenzioni e gli obiettivi di Biorepack?

Le intenzioni di Biorepack sono tutte volte all’efficientamento del riciclo degli imballaggi compostabili. Possiamo riassumere in 3 punti fondamentali questo programma:

  • migliorare e quindi aumentare la raccolta differenziata;
  • migliorare gli impianti di compostaggio, anche con l’integrazione di impianti anaerobici;
  • migliorare l’etichettatura degli imballaggi compostabili per agevolare l’utilizzatore finale al momento dello smaltimento e in tal modo poter ritornare in un ciclo virtuoso al primo punto.

Per quanto riguarda invece gli obiettivi, sono quelli di raggiungere un riciclo minimo di imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile:

  • 50% entro il 31 dicembre 2025
  • 55% entro il 31 dicembre 2030.

Diciamo che, fortunatamente, siamo sulla buona strada, infatti, grazie a una maggiore sensibilità dei consumatori e di conseguenza da parte anche delle industrie produttive, nel solo triennio che va dagli studi del 20167/17 al 2019/20, si è avuto un passaggio da 27000 t/a a 83000 t/a di bioplastiche nella frazione organica della raccolta differenziata, ovvero un incremento superiore al 200% (fonte fondazione sviluppo sostenibile).

Quindi si stanno facendo enormi progressi con il riciclo dei materiali compostabili, per fortuna.

dove si buttano le stoviglie compostabili

Ma cosa c'entra Ekoe con Biorepack?

Ekoe c’entra perché da quest’anno fa parte del consorzio di Biorepack ed è molto orgogliosa di questa adesione. Perché crediamo in quello che facciamo, pensiamo che sia giusto non solo considerare la produzione e l’impiego delle stoviglie compostabili, ma anche che fine faranno. 

E se vi state domandando a quale categoria appartiene Ekoe vi rispondiamo subito, a quella dei trasformatori.

L’adesione a Biorepack siamo sicuri che porterà ottimi frutti di conoscenza a noi e ai nostri clienti, ma anche ottimi frutti alla terra grazie al riciclo degli imballaggi biodegradabili e compostabili.

Perché Ekoe non si ferma all’apparenza, cerca sempre la sostanza, che sia materbi o acido polilattico. L’importante è che sia compostabile.

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