Bucce, fondi di caffè, avanzi non più consumabili e residui della preparazione dei pasti rappresentano una parte importante dei rifiuti prodotti ogni giorno.
Quando vengono separati correttamente, questi scarti non devono essere considerati soltanto qualcosa di cui liberarsi. Possono diventare compost, ammendanti per il terreno oppure essere utilizzati negli impianti per produrre biogas e biometano.
Il risultato dipende però dalla qualità della raccolta. Un sacchetto di plastica tradizionale, una capsula non compostabile o un frammento di vetro possono contaminare la frazione organica e rendere più difficile il trattamento.
Cosa sono i rifiuti organici
I rifiuti organici sono materiali biodegradabili di origine alimentare, vegetale o animale che possono decomporsi attraverso processi biologici. Nella raccolta urbana comprendono soprattutto scarti di cucina, avanzi non più consumabili, fondi di caffè e piccoli residui vegetali.
Definizione e codici CER
I rifiuti organici derivano da cucine, mense, attività commerciali, giardini, mercati e lavorazioni alimentari.
Nel linguaggio comune si parla ancora spesso di codice CER, cioè Catalogo europeo dei rifiuti. Oggi la denominazione più corretta è codice EER, riferita all’Elenco europeo dei rifiuti.
Il codice non viene scelto guardando soltanto il materiale. Deve tenere conto anche dell’attività che ha generato il rifiuto e della sua provenienza.
Tra i codici più frequenti troviamo:
- 20 01 08: rifiuti biodegradabili di cucine e mense;
- 20 02 01: rifiuti biodegradabili prodotti da giardini e parchi;
- 20 01 25: oli e grassi commestibili;
- codici del capitolo 02 per determinati rifiuti prodotti da agricoltura e lavorazioni alimentari.
Per una famiglia non è necessario conoscere o assegnare questi codici. Il codice EER diventa invece rilevante per aziende, ristorazione collettiva, produttori alimentari e operatori che devono affidare i rifiuti a soggetti autorizzati.
Nella frazione organica possono essere conferiti anche determinati imballaggi in bioplastica compostabile, purché siano certificati secondo la norma EN 13432.
Il sistema Biorepack si occupa proprio della gestione a fine vita degli imballaggi in bioplastica compostabile all’interno della filiera CONAI, favorendone la raccolta e il riciclo insieme alla frazione umida.
Questo non significa che qualsiasi prodotto definito “bio” possa essere gettato nell’organico. Bisogna trovare sul prodotto la dichiarazione di compostabilità o un marchio riconoscibile riferito allo specifico articolo.
Rifiuti organici in inglese
Rifiuti organici in inglese si traduce generalmente con organic waste.
A seconda del contesto possiamo trovare anche altre espressioni:
| Italiano | Inglese |
| Rifiuti organici | Organic waste |
| Rifiuti alimentari | Food waste |
| Scarti di cucina | Kitchen waste |
| Frazione organica | Organic fraction |
| Raccolta dell’umido | Food waste collection |
| Rifiuti biodegradabili | Biodegradable waste |
| Compostaggio | Composting |
| Compostiera | Compost bin |
| Digestione anaerobica | Anaerobic digestion |
| Biogas | Biogas |
Nei cartelli per hotel, mense ed eventi, la scritta “organic waste” può essere troppo generica. È utile aggiungere esempi chiari, come “food scraps, coffee grounds and certified compostable tableware”.
In questo modo anche un ospite straniero può capire che nel contenitore vanno gli scarti alimentari e, quando previsto, le stoviglie compostabili certificate, non qualsiasi oggetto definito biodegradabile.
Esempi e smaltimento
Tra i rifiuti organici troviamo gli scarti alimentari e vegetali che possono essere trattati biologicamente. Devono essere raccolti separatamente, evitando plastica tradizionale, vetro, metalli e altri materiali che potrebbero contaminare il compost.
Quali sono i rifiuti organici
I rifiuti organici comprendono generalmente:
- bucce e scarti di frutta e verdura;
- avanzi non più consumabili;
- pane, pasta, riso e cereali;
- fondi di caffè e filtri in carta;
- bustine di tè prive di componenti plastiche;
- gusci d’uovo;
- piccoli ossi e lische;
- fiori recisi;
- piccole quantità di foglie;
- tovaglioli e carta da cucina sporchi di cibo, se accettati dal Comune;
- lettiere compostabili, quando espressamente ammesse;
- imballaggi e stoviglie compostabili certificati, secondo le regole locali.
Prima di buttare un alimento bisogna comunque chiedersi se sia realmente diventato un rifiuto. Una pietanza ancora sicura può essere conservata, congelata o riutilizzata.
L’organico deve raccogliere ciò che non è più recuperabile come cibo, non diventare una scorciatoia per eliminare alimenti ancora commestibili.
Nella ristorazione può essere utile separare gli scarti già durante la preparazione. Tenere un contenitore dedicato vicino alla zona di lavoro evita che bucce e residui vengano mescolati con guanti, confezioni o pellicole.
Differenza tra rifiuti organici e inorganici
La differenza tra rifiuti organici e inorganici riguarda soprattutto la composizione e il modo in cui i materiali si trasformano.
I rifiuti organici sono costituiti da materia biodegradabile, come residui alimentari e vegetali. I rifiuti inorganici comprendono invece materiali come vetro, metalli, ceramica e numerose plastiche.
La distinzione non è però sempre sufficiente per decidere dove buttare un prodotto.
Un materiale può derivare da una materia prima vegetale senza essere adatto alla raccolta dell’umido. Allo stesso modo, un imballaggio in bioplastica può essere conferito nell’organico solo quando è realmente compostabile e certificato.
Capire la differenza tra compostabile e biodegradabile evita uno degli errori più comuni: considerare compostabile qualsiasi prodotto capace di degradarsi nel tempo.
Come smaltire correttamente l’umido
Per smaltire correttamente l’umido bisogna eliminare gli imballaggi non compostabili, utilizzare sacchetti idonei e rispettare il calendario del proprio Comune.
Le regole pratiche sono poche:
- separare subito gli scarti alimentari;
- eliminare confezioni, adesivi e materiali estranei;
- utilizzare sacchetti biodegradabili e compostabili certificati;
- non inserire liquidi in quantità eccessiva;
- evitare di riempire troppo il sacchetto;
- chiuderlo bene prima dell’esposizione;
- mantenere pulito e aerato il contenitore;
- seguire giorni e orari del servizio locale.
I sacchi per l’umido devono essere resistenti durante l’utilizzo ma anche compatibili con il successivo trattamento della frazione organica.
Un normale sacchetto in plastica non diventa adatto all’organico soltanto perché viene riutilizzato. Negli impianti deve essere separato e può contribuire alla presenza di impurità nel materiale finale.
Durante feste, sagre e servizi con molte persone, consigliamo inoltre di utilizzare sacchi e contenitori chiaramente riconoscibili. Una postazione poco chiara può portare in pochi minuti a mescolare organico, bottiglie, lattine e plastica tradizionale.
Recupero e trasformazione
I rifiuti organici raccolti correttamente possono essere trasformati attraverso compostaggio o digestione anaerobica. Questi processi permettono di recuperare materia sotto forma di compost o digestato e, in alcuni impianti, energia sotto forma di biogas e biometano.
Trasformazione dei rifiuti in fertilizzanti
Attraverso il compostaggio, la materia organica viene trasformata in compost, un materiale stabile che può essere utilizzato per migliorare le caratteristiche del terreno.
Il processo avviene grazie all’azione di microrganismi, ossigeno, umidità e temperatura. Non consiste semplicemente nel lasciare marcire gli scarti.
Quando il processo è ben gestito, il materiale perde progressivamente l’aspetto originario, si stabilizza e assume una consistenza simile a un terriccio scuro.
Il compost può contribuire a:
- migliorare la struttura del suolo;
- aumentare la capacità di trattenere acqua;
- restituire sostanza organica al terreno;
- sostenere la fertilità;
- ridurre la necessità di utilizzare altri ammendanti.
Non qualsiasi residuo organico può essere applicato direttamente al terreno. Un rifiuto fresco o non correttamente trattato può produrre cattivi odori, attirare animali o danneggiare le piante.
Per questo è importante distinguere tra scarto, compost in maturazione e compost maturo.
Negli impianti di digestione anaerobica si produce invece anche il digestato. Il suo successivo utilizzo dipende dalla provenienza dei materiali, dal trattamento subito e dal rispetto delle norme applicabili.
Compostaggio e uso della compostiera
Il compostaggio è un processo aerobico, cioè avviene in presenza di ossigeno. Per funzionare bene richiede un equilibrio tra materiali umidi, materiali più secchi, aria e umidità.
Una guida al compostaggio domestico può aiutare a comprendere come alternare gli scarti, quando mescolare il materiale e quali errori provocano cattivi odori.
Tra i materiali normalmente utilizzabili troviamo:
- bucce e scarti vegetali;
- fondi di caffè;
- filtri e bustine compatibili;
- foglie secche;
- piccoli rametti;
- cartone non plastificato in quantità limitata;
- residui dell’orto;
- fiori appassiti.
Carne, pesce, latticini e pietanze cucinate richiedono invece maggiore attenzione, soprattutto nei sistemi domestici, perché possono attirare animali e creare squilibri.
Una compostiera domestica deve essere scelta considerando spazio disponibile, quantità di scarti prodotti e facilità di gestione. Un modello adatto a un piccolo nucleo familiare non è sufficiente per un ristorante, una mensa o un’azienda.
Proprio osservando questa differenza abbiamo sviluppato Komposta, dedicata a sistemi per il trattamento degli scarti organici di diverse dimensioni.
Non tutte le attività producono la stessa quantità di organico e non tutte dispongono degli stessi spazi. Per questo Komposta lavora su soluzioni adatte sia ai piccoli contesti sia alle esigenze professionali, dove continuità di conferimento, controllo del processo e capacità della macchina diventano aspetti essenziali.
La compostiera non elimina però la necessità di separare bene i rifiuti. Se nel materiale entrano plastica tradizionale, vetro o metalli, la qualità del risultato si riduce e la gestione diventa più complessa.

Produzione di combustibile da scarti organici
Gli scarti organici possono essere utilizzati per produrre energia attraverso la digestione anaerobica.
In questo processo la materia viene degradata da microrganismi in assenza di ossigeno. Il risultato principale è il biogas, composto soprattutto da metano e anidride carbonica.
Il biogas può essere impiegato per produrre:
- calore;
- energia elettrica;
- entrambe attraverso cogenerazione;
- biometano, dopo un processo di purificazione.
Il biometano può essere immesso nella rete del gas oppure utilizzato come carburante, quando rispetta i requisiti previsti.
Non si tratta di bruciare direttamente gli avanzi di cucina. Gli scarti devono essere raccolti, selezionati e trattati in impianti autorizzati, dove temperatura, contaminanti e produzione del gas vengono controllati.
Anche in questo caso la qualità della raccolta è decisiva. Plastica, vetro e altri materiali estranei devono essere rimossi prima del trattamento e possono ridurre l’efficienza dell’impianto.
Il combustibile solido secondario, spesso indicato come CSS, è un prodotto diverso: deriva dal trattamento di determinate frazioni di rifiuti non pericolosi e non coincide con il biogas ottenuto dalla raccolta dell’organico.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra organico e umido?
La differenza tra organico e umido è soprattutto linguistica. Nella raccolta differenziata, entrambi i termini indicano generalmente la frazione composta da scarti alimentari e altri materiali biodegradabili ammessi dal servizio locale.
“Organico” descrive la natura del materiale, mentre “umido” richiama il suo elevato contenuto di acqua.
Anche gli imballaggi compostabili certificati possono essere conferiti insieme a questa frazione. La regola secondo cui il compostabile va nell’umido vale però per prodotti realmente certificati e secondo le disposizioni del gestore locale.
Cosa sono i rifiuti organici umani?
I rifiuti organici umani sono residui biologici prodotti dal corpo, come urine, feci, sangue, capelli e tessuti.
Non devono essere confusi con la normale frazione umida domestica.
I rifiuti sanitari, biologici o provenienti da strutture mediche seguono regole specifiche e, in alcuni casi, possono essere classificati come rifiuti sanitari pericolosi.
Pannolini, assorbenti e dispositivi sanitari non vanno normalmente nell’organico, anche quando contengono materiale biologico. Devono essere conferiti secondo le indicazioni del Comune o gestiti attraverso circuiti professionali specifici.
Cosa non si può buttare nell’organico?
Nell’organico non si possono buttare plastica tradizionale, vetro, metalli, ceramica, pannolini, assorbenti, mozziconi, polvere, prodotti chimici e imballaggi privi di certificazione di compostabilità.
Bisogna inoltre evitare:
- capsule non compostabili;
- sacchetti di plastica;
- carta plastificata;
- lettiere minerali;
- tessuti;
- guanti tradizionali;
- posate e bicchieri in plastica fossile;
- oli liquidi in grandi quantità.
Le stoviglie compostabili certificate rappresentano un caso diverso. Per capire dove si buttano le stoviglie compostabili bisogna controllare la certificazione, le indicazioni riportate sul prodotto e le regole del servizio locale.
Durante un evento, utilizzare solo articoli compostabili certificati può semplificare la raccolta insieme ai residui alimentari. Basta però inserire piatti o posate tradizionali nello stesso contenitore per compromettere la qualità della frazione organica.


