Posate in legno usa e getta: perchè usarle

Quanti sono i motivi per usare delle posate in legno usa e getta?

Almeno quattro, quanti sono i rebbi di una forchetta.

Mangiare un gelato, tagliare una parmigiana e infilzare le proprie patatine sono gesti tutto sommato scontati, ma se li si fa usando un cucchiaio compostabile o una forchetta di legno allora il pasto prende tutta un'altra piega. 

La banalità di un pranzo o una cena frugale con posate in legno usa e getta, per una sorta di effetto farfalla, sarà in grado di avere i propri effetti economici e sociali cumulativi, nel breve e nel lungo termine. 

Le prospettive che si apriranno a giorni con la direttiva SUP sul ban alle plastiche monouso renderanno il monouso compostabile in legno una scelta sicura, realizzata con materie prime esclusivamente vegetali e senza l’aggiunta di additivi chimici. 

Una soluzione, insomma, che permette di dare un’impronta di sostenibilità ai consumi quotidiani e di essere, finalmente, al passo con i tempi.

Cerchiamo di capire insieme perché le posate in legno usa e getta sono la giusta risposta alle esigenze di chioschi, locali food, sagre e stabilimenti balneari. 

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trama di legno

L’estetica

Che l’occhio voglia la sua parte è indubbio. 

Le posate in legno hanno una linea pulita ed essenziale. Alla vista i colori pastello e le venature di bacchette, stick, coltelli e forchette ci buttano subito nel campo semantico della genuinità: delicato, grezzo come solo il legno sa essere, lontano da ogni estetica kitsch e appesantita.

Le posate in legno, in situazioni di convivialità e festa quali sono tutte le occasioni dov’è coinvolto del cibo, fanno subito atmosfera di casa, di pic-nic con gli amici. 

La volontà di ridurre i consumi di plastica è puntellata da decine di motivi: tra i più leggeri e meno citati c'è, inscalfita, l'innegabile mancanza di eleganza del monouso in plastica. 

Il legno, d'altra parte, è un materiale che è stato vivo e, se il ciclo vitale delle posate compostabili non incontra ostacoli, tornerà a esserlo una volta trasformato in compost

Questa particolarità, al tatto e alla vista, conferisce alle posate in legno un’unicità fatta di pattern e venature mai uguali a se stesse.

betulla
betulla

Il materiale

Il monouso compostabile in legno è, per la maggior parte, realizzato in legno di betulla.

La betulla è una pianta a crescita piuttosto rapida, dal legno di colore chiaro che, nella cultura cinese, gode di particolare popolarità per le sue proprietà curative.

L’elasticità dei materiali e la resistenza per l’uso nel monouso compostabile le conferiscono una linea pulita, essenziale e adatta al taglio anche dei cibi meno morbidi. 

Una forchetta di legno, un coltello compostabile o delle pinzette finger food in legno al tatto trasmettono delle vibes di tutt’altra natura rispetto al monouso plastico, con una genuinità e un corpo che nessuna plastica inquinante sarà in grado di ripetere, pur rimanendo totalmente insapori una volta messe in bocca.

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ricicla

L’impatto

Le posate monouso in legno possono, in realtà, essere usate più di una volta se utilizzate durante pasti che non prevedono piatti eccessivamente unti.

Talvolta, però, il monouso diventa inevitabile.

L’unica soluzione per assorbirne l’impatto è, allora, l’utilizzo di posate che si mantengono aderenti a un principio di sostenibilità dalla produzione fino allo smaltimento.

Le posate monouso in legno non contengono additivi chimici e, una volta esauriti tutti gli usi, dentro e fuori le cucine, possono essere conferite nella frazione umida, per iniziare un processo di decomposizione che riporterà il legno da dov’è venuto, nella terra.

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posate in legno

Brand image

I contesti di utilizzo delle posate in legno usa e getta compostabili sono svariati. 

Il monouso ecologico, soprattutto se in legno, si presta a ogni situazione in cui l’intenzione è una: dare un chiaro messaggio dell’impegno che l’attività che lo impiega ha deciso di mettere nella lotta alle plastiche inquinanti.

L’estetica del legno e i colori della betulla con cui sono realizzate forchette, coltelli e cucchiai ecologici si sposano con locali in stile industrial, naïf, country, feste e sagre e a ogni tipo di proposta del settore food.

L’insalata da gustare con la forchetta in legno, il noodle con il cucchiaio compostabile (quando si fa difficoltà con le bacchette ecologiche!) e il finger food di qualsiasi tipo accompagnato alla bocca con le pinzette in legno naturale hanno tutto un altro sapore: quello del basso impatto ambientale.

Direttiva Europea SUP: la fine della plastica monouso?

Il prossimo 3 luglio finirà, in parte, una lunga gestazione iniziata tra le scrivanie del Parlamento europeo nel maggio 2019. 

Partorire una legge è sempre un processo flemmatico, procede a scatti, fa inversioni a U e, oltre agli inghippi dei gruppi e delle lobby in ballo, richiede quei tempi di sviluppo che la natura di provvedimenti legislativi di questo tipo presuppone.

Direttiva europea sup contro la plastica monouso

Che cos’è la direttiva SUP?

La direttiva UE 2019/904

sulla riduzione dell’incidenza di determinanti prodotti di plastica sull’ambiente, conosciuta nel gergo come direttiva SUP (Single Use Plastics), è stata emanata nel contesto europeo con l’obiettivo di contrastare l’inquinamento da plastiche monouso, favorire la transizione a un nuovo modello di economia circolare e dare impulso a dei modelli imprenditoriali sostenibili e innovativi.

L’iniziativa rientra in un agglomerato legislativo attuale e sempre in fermento, che si porta dietro la tabella di marcia per la sostenibilità dell’economia comunitaria, l’agenda 2030 e il Circular Economy Action Plan.

Con questi obiettivi in mente, il 5 giugno 2019 la comunità europea ha pubblicato una dichiarazione di intenti e ha fissato un periodo di due anni per lasciare respiro agli stati membri e far sì che questi recepiscano la direttiva SUP e maturino dei piani di esecuzione nazionali validi.

Cosa stabilisce, nel concreto, la direttiva?

Lo scopo è quello di ridurre, soprattutto nell’ambiente marino, la dispersione delle plastiche inquinanti. Negli stati dell’Unione Europea una percentuale che oscilla tra l’80 e l’85% di tutti i rifiuti rinvenuti sulle spiagge è plastica. Di questi il monouso rappresenta il 50% del totale.

Normativa sup monouso plastica vietato

Il focus della direttiva è centrato, quindi, oltre che sugli attrezzi da pesca in plastica, al mondo del monouso in plastica inquinante.

A essere bannati per la legge Europea saranno :

Gli obbiettivi

La direttiva SUP colpisce, oltre alla plastica PET e al poliestere espanso, anche tutto il mondo della plastica oxo-degradabile. Quella, cioè, alla quale vengono aggiunti additivi per accelerarne la biodegradazione e la frammentazione in piccoli elementi e che diventa un punto di partenza estremamente prolifico per l’inquinamento da microplastiche.

Le misure incentivate sono quelle di eliminazione dei prodotti monouso in plastica laddove sia possibile rimpiazzarli con delle alternative riutilizzabili ed eco-compatibili, di riduzione dei consumi, di specificazione di determinati requisiti sui prodotti e sui materiali e di definizione di regimi di responsabilità dei produttori di plastica, che dovranno coprire i costi delle misure di sensibilizzazione, di quelli per la raccolta dei rifiuti e per la rimozione e il trattamento di quelli dispersi in natura.

L’obiettivo prefissato è quello di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata di questi prodotti che arrivi al 90% entro il 2029 (77% entro il 2025).

Lo scorso 31 maggio l’Unione Europea ha, inoltre, emanato le linee guida di esecuzione della direttiva SUP, un tentativo di strutturare degli interventi nazionali che siano quanto più possibile omogenei e sincronizzati.

Cosa c’è che va storto?

Le gravidanze, però, sono tutte più o meno problematiche. 

Questa, in particolare, è mossa da interessi molteplici, vari e spesso avariati, e le contraddizioni non si sono certo fatte aspettare, accendendo i dibattiti, tra l’altro, un mese prima dell’entrata in vigore della direttiva, quasi alla fine di questa gravidanza SUP.

Nelle linee guida di esecuzione e già nella direttiva il problema è sorto quando a esser messi alla gogna sono stati, oltre ai prodotti sopracitati interamente realizzati in plastica, anche quelli rivestiti da film plastico, annullando così quel discrimine fondamentale tra plastica inquinante realizzata da petrolio e bioplastiche biodegradabili e compostabili.

Gli attori in ballo si sono schierati, ovviamente, su più fronti.

Vale la pena specificare che l’interpretazione delle leggi europee dovrà trovare una declinazione specifica nazionale e che il primo termine è quello del 2027 per esaminare i risultati ottenuti e fare un bilancio dei primi anni.

Serve, tuttavia, fare un po’ di ordine in questo intrecciarsi di direttive, provvedimenti e voci che si alzano. 

Quell’odiatissimo esercizio di training autogeno che è il contestualizzare è sempre cosa buona e giusta da fare.

Perché le plastiche inquinanti da petrolio e le bioplastiche sono due mondi opposti 

Nonostante le interpretazioni soggettive, il mondo del monouso biocompostabile, quando il suo utilizzo diventa necessario, è animato da mille motivi per i quali non è possibile assimilarlo alla produzione e al consumo delle plastiche inquinanti derivate da petrolio:

La direttiva spinge, insomma, sulle proprietà intrinseche della plastica riciclabile, incasellando quest’ultima all’interno della prospettiva di economia circolare a cui aspira il Green Deal e la legislazione correlata. 

Ecologia o economia?

differenza plastica bioplastica

Il punto su cui porre l’accento rimane, però, quello delle enormi potenzialità del settore del biocompostabile e delle bioplastiche, che della circolarità è, sostanzialmente, uno dei principali promotori.

La stessa direttiva, d’altronde, si riproponeva di premiare i comportamenti virtuosi con crediti d’imposta pari al 10% per tutti i produttori che si sarebbero adeguati allo standard EN 13432:2002 sugli imballaggi biodegradabili e compostabili.

A oggi soltanto il 12% di materiali e risorse secondarie è riportato nell’economia

Puntare sulla riciclabilità della plastica dovrebbe essere una strategia coordinata (se non subordinata) alla valorizzazione di materiali a essa sostitutivi, più sostenibili ed eco-compatibili.

Noi di Ekoe abbiamo deciso di adottare comportamenti responsabili proponendo solo monouso certificato Uni En 13432 essendo certi che diventano compost solo in poche settimane.

Prima o poi sarà inevitabile sganciarsi da quest’economia lineare e stantia.

Tagliare il cordone ombelicale sarà faticoso e logorante, ma il gioco, siamo sicuri, varrà la candela. 

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