Direttiva Europea SUP: sarà la fine della plastica monouso?

Il prossimo 3 luglio finirà, in parte, una lunga gestazione iniziata tra le scrivanie del Parlamento europeo nel maggio 2019. 

Partorire una legge è sempre un processo flemmatico, procede a scatti, fa inversioni a U e, oltre agli inghippi dei gruppi e delle lobby in ballo, richiede quei tempi di sviluppo che la natura di provvedimenti legislativi di questo tipo presuppone.

Direttiva europea sup contro la plastica monouso

Che cos’è la direttiva SUP?

La direttiva UE 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinanti prodotti di plastica sull’ambiente, conosciuta nel gergo come direttiva SUP (Single Use Plastics), è stata emanata nel contesto europeo con l’obiettivo di contrastare l’inquinamento da plastiche monouso, favorire la transizione a un nuovo modello di economia circolare e dare impulso a dei modelli imprenditoriali sostenibili e innovativi.

L’iniziativa rientra in un agglomerato legislativo attuale e sempre in fermento, che si porta dietro la tabella di marcia per la sostenibilità dell’economia comunitaria, l’agenda 2030 e il Circular Economy Action Plan.

Con questi obiettivi in mente, il 5 giugno 2019 la comunità europea ha pubblicato una dichiarazione di intenti e ha fissato un periodo di due anni per lasciare respiro agli stati membri e far sì che questi recepiscano la direttiva SUP e maturino dei piani di esecuzione nazionali validi.

Cosa stabilisce, nel concreto, la direttiva?

Lo scopo è quello di ridurre, soprattutto nell’ambiente marino, la dispersione delle plastiche inquinanti. Negli stati dell’Unione Europea una percentuale che oscilla tra l’80 e l’85% di tutti i rifiuti rinvenuti sulle spiagge è plastica. Di questi il monouso rappresenta il 50% del totale.

Normativa sup monouso plastica vietato

Il focus della direttiva è centrato, quindi, oltre che sugli attrezzi da pesca in plastica, al mondo del monouso in plastica inquinante.

A essere bannati per la legge Europea saranno :

La direttiva SUP colpisce, oltre alla plastica PET e al poliestere espanso, anche tutto il mondo della plastica oxo-degradabile. Quella, cioè, alla quale vengono aggiunti additivi per accelerarne la biodegradazione e la frammentazione in piccoli elementi e che diventa un punto di partenza estremamente prolifico per l’inquinamento da microplastiche.

Le misure incentivate sono quelle di eliminazione dei prodotti monouso in plastica laddove sia possibile rimpiazzarli con delle alternative riutilizzabili ed eco-compatibili, di riduzione dei consumi, di specificazione di determinati requisiti sui prodotti e sui materiali e di definizione di regimi di responsabilità dei produttori di plastica, che dovranno coprire i costi delle misure di sensibilizzazione, di quelli per la raccolta dei rifiuti e per la rimozione e il trattamento di quelli dispersi in natura.

L’obiettivo prefissato è quello di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata di questi prodotti che arrivi al 90% entro il 2029 (77% entro il 2025).

Lo scorso 31 maggio l’Unione Europea ha, inoltre, emanato le linee guida di esecuzione della direttiva SUP, un tentativo di strutturare degli interventi nazionali che siano quanto più possibile omogenei e sincronizzati.

Cosa c’è che va storto?

Le gravidanze, però, sono tutte più o meno problematiche. 

Questa, in particolare, è mossa da interessi molteplici, vari e spesso avariati, e le contraddizioni non si sono certo fatte aspettare, accendendo i dibattiti, tra l’altro, un mese prima dell’entrata in vigore della direttiva, quasi alla fine di questa gravidanza SUP.

Nelle linee guida di esecuzione e già nella direttiva il problema è sorto quando a esser messi alla gogna sono stati, oltre ai prodotti sopracitati interamente realizzati in plastica, anche quelli rivestiti da film plastico, annullando così quel discrimine fondamentale tra plastica inquinante realizzata da petrolio e bioplastiche biodegradabili e compostabili.

Gli attori in ballo si sono schierati, ovviamente, su più fronti. Vale la pena specificare che l’interpretazione delle leggi europee dovrà trovare una declinazione specifica nazionale e che il primo termine è quello del 2027 per esaminare i risultati ottenuti e fare un bilancio dei primi anni.

Serve, tuttavia, fare un po’ di ordine in questo intrecciarsi di direttive, provvedimenti e voci che si alzano. 

Quell’odiatissimo esercizio di training autogeno che è il contestualizzare è sempre cosa buona e giusta da fare.

Perché le plastiche inquinanti da petrolio e le bioplastiche sono due mondi opposti 

Nonostante le interpretazioni soggettive, il mondo del monouso compostabile, quando il suo utilizzo diventa necessario, è animato da mille motivi per i quali non è possibile assimilarlo alla produzione e al consumo delle plastiche inquinanti derivate da petrolio:

La direttiva spinge, insomma, sulle proprietà intrinseche della plastica riciclabile, incasellando quest’ultima all’interno della prospettiva di economia circolare a cui aspira il Green Deal e la legislazione correlata. 

differenza plastica bioplastica

Il punto su cui porre l’accento rimane, però, quello delle enormi potenzialità del settore del compostabile e delle bioplastiche, che della circolarità è, sostanzialmente, uno dei principali promotori.

La stessa direttiva, d’altronde, si riproponeva di premiare i comportamenti virtuosi con crediti d’imposta pari al 10% per tutti i produttori che si sarebbero adeguati allo standard EN 13432:2002 sugli imballaggi biodegradabili e compostabili.

A oggi soltanto il 12% di materiali e risorse secondarie è riportato nell’economia

Puntare sulla riciclabilità della plastica dovrebbe essere una strategia coordinata (se non subordinata) alla valorizzazione di materiali a essa sostitutivi, più sostenibili ed eco-compatibili.

Noi di Ekoe abbiamo deciso di adottare comportamenti responsabili proponendo solo monouso certificato Uni En 13432 essendo certi che diventano compost solo in poche settimane.

Prima o poi sarà inevitabile sganciarsi da quest’economia lineare e stantia.

Tagliare il cordone ombelicale sarà faticoso e logorante, ma il gioco, siamo sicuri, varrà la candela. 

Il post covid è l'abuso innaturale della plastica monouso

Tassi di positività all’1,3%, crescite, 2.897 nuovi casi, coprifuochi ballerini alle 22 o alle 23, a cena fuori con altre 3 persone al massimo, gli over 40 vaccinati.

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Gli ultimi mesi sono stati, diciamocelo, una fastidiosa processione di numeri per quelli a cui la matematica è sempre stata poco simpatica.

In queste lunghissime e dilatatissime settimane di pandemia il virus ha monopolizzato ogni statistica e bollettino immaginabile e ci siamo ritrovati, saturi di cifre e previsioni, in un giugno di riaperture, aperitivi che si accumulano e progetti per le ferie.

Nel mare magnum di sushi d’asporto, bagni al mare, sagre e festival che rialzano pian piano la testa rimane, traslucido e ben visibile sulla superficie dell’acqua, il fardello dell’inquinamento da plastiche derivate dal petrolio.

Covid e plastiche

Il virus ha, comunque, rimodulato la nostra quotidianità.

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Se fino alla fine del 2019 i dispositivi di protezione individuale rimanevano un oggetto da relegare a qualche città nebbiosa nelle regioni cinesi o alle sale operatorie in cui avremmo preferito non entrare, oggi ogni mese di mascherine se ne producono più di 129 miliardi in tutto il mondo.

Una media, quindi, di circa 3 milioni di mascherine che vede la luce ogni minuto e va, insieme ai 69 miliardi mensili di guanti in lattice, a occupare quel buco nero di materie plastiche e fibre in polipropilene derivate da petrolio che hanno rafforzato, in questi mesi, l’idea che la plastica e il concetto di monouso siano le uniche soluzioni igieniche in epoca covid19.

Nel cimitero post-utilizzo ci siamo imbattutti tutti: le mascherine finiscono in strada, nei parchi, al mare, e iniziano così un lentissimo processo dei decomposizione che dura all’incirca 450 anni.

Nei mari una singola mascherina può rilasciare fino a 173.000 microfibre al giorno (fonte: Environmental Advances) che si aggiungono alle microplastiche derivate dai processi di degradazione del resto dei materiali plastici.

Questi inibiscono la crescita delle alghe e, in un circolo vizioso senza lieto fine, finiscono per ostacolarne i processi di produzione di ossigeno (e le alghe, di ossigeno, ne producono tanto dal momento che da loro viene il 70% del totale di gas emesso in natura).

Il risultato è che, da qualsiasi prospettiva si consideri la questione, dalle conseguenze di questo continuo scaricabarile in cui ci si illude che una mascherina dispersa chissà dove rimanga soltanto “una mascherina dispersa chissà dove” non si scappa.

Rispetto al 2019, sebbene il volume di rifiuti plastici prodotti non sia aumentato di molto, a preoccupare è la quantità di plastica riciclata che stenta a crescere.

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No alla plastica, oggi più di ieri

I numeri servono a contestualizzare. È per questo che, un po’ come i cavolfiori bolliti, anche se non piacciono a molti, fanno bene a tutti.

Nella produzione dei materiali in plastica finisce circa il 6% della produzione mondiale di petrolio. Il processo finisce spesso, come tristemente noto, nei mari.

Il danno però è a monte. 

La produzione globale di bioplastiche e materiali eco-compatibili ha una carbon footprint (quell’impronta, cioè, che serve a quantificare le emissioni di gas serra generate in un qualche processo produttivo) minore rispetto a tutti i materiali plastici prodotti dalle industrie petrolchimiche.

Il ciclo è continuo: si produce plastica e il viaggio del materiale è dispendioso di energie e risorse dall’inizio alla fine del ciclo.

Se dopo le prime fasi di raffinazione da un litro di petrolio in genere si ricavano 20 ml di virgin-nafta (con una percentuale del 2%), da 2,4 kg di mais si riesce a ricavare 1 kg di PLA (41%) una tra le più diffuse delle plastiche di derivazione vegetale.

Dove finiscono i nostri rifiuti?

In villeggiatura nel sud della Turchia, anche senza Green Pass.

La pandemia ci ha cambiati, ma forse non in meglio. Secondo un’indagine Greenpeace, nel 2020 i paesi europei hanno mandato in Turchia una quantità di rifiuti di 20 volte maggiore rispetto al 2016. Si tratta, spesso, di contrabbando e attività illecite: il 28 maggio scorso, ad esempio, nel porto di Genova sono stati sequestrati 16 container diretti in Turchia, con circa 350 tonnellate di rifiuti e scarti dalle industrie di lavorazione della plastica.

Viene preso in affitto un terreno e lo si stocca con pallet e pallet di scarti plastici. Dopo il ban del gennaio 2018 imposto dalla Cina sull’importazione dei rifiuti dei paesi occidentali nei propri territori, Turchia, Malesia e Polonia sono diventate le principali mete di villeggiatura dei nostri rifiuti. Sulle spiagge e per le strade sono stati trovati i loghi dei sacchetti di Tesco, Lidl, M&S e Sainsbury’s e, ovviamente, anche test covid.

I panni sporchi, ovviamente, non si lavano mai a casa propria.

ecostoviglie
Ekoe società benefit

Benefit del mondo compostabile

Al mondo della plastica si può porre un freno in molti modi.

Il primo, ovviamente, è quello del consumare in maniera più razionale.

Compriamo quello di cui abbiamo bisogno e, quando lo compriamo, cerchiamo di esaurire tutti gli usi possibili.

Il concetto di trasformazione dell’uso di un prodotto eco-compatibile, a differenza della plastica che resta un prodotto fine a se stesso, va di pari passo con la bellezza del cambiamento.

Con le frontiere in riapertura e un mondo post-covid che inizia finalmente a prendere forma, tutti possiamo dire di aver assistito a una qualche metamorfosi, e i prodotti di origine vegetale che possono essere reimpiegati in mille modi prima di tornare alla terra la metamorfosi ce l’hanno nelle fibre.

Quali sono i vantaggi?

“Nel nostro mondo esistono ancora luoghi reconditi in cui possiamo ritrovare, nel dialogo e nella familiarità con la natura, nei nostri cuori, ciò che ci rende umani e degni del bello che la vita offre.”
JORN DE PRÉCY

Festival, concerti ed eco eventi plastic free

Cosa c’è di più bello di cantare a squarciagola la canzone preferita durante un concerto?

Festival,-concerti-ed-eco-eventi-plastic-free

Probabilmente quello che si avvicina di più è una bevanda fresca alla fine per placare la bocca e la gola secche.

In generale alla fine di un evento che emoziona è bello scambiare la proprie impressioni con gli altri partecipanti, e cosa c’è di meglio di farlo davanti ad una bibita fresca oppure una bevanda calda a seconda della stagione? 

Ma durante le manifestazioni pubbliche come festival e concerti è vietato l’uso del vetro, considerato troppo pericoloso.

Come ovviare alle giuste restrizioni senza rischiare di causare un danno ambientale enorme?

Ovviamente se stai leggendo qui è perché anche tu hai pensato a soluzioni e monouso  compostabili.

Andiamo un po’ controcorrente, come prima cosa ti suggeriamo di pensare alla fine di tutto e quindi a dei pratici bidoni per la raccolta differenziata.

Potrai abbinare dei sacchi gialli per la raccolta della plastica delle bottigliette, dei sacchi di altre tonalità per la carta e le lattine ed infine dei sacchi compostabili per la raccolta dei bicchieri, tovaglioli ed avanzi di cibi vari.

Eccoci arrivati al nostro punto forte: da Ekoe puoi trovare una grande varietà di bicchieri ed in generale di stoviglie compostabili con forme, materiali ed anche colori differenti.

Plastic-Free

Con i nostri prodotti semplificherai la raccolta differenziata.

Organizzare una festa o un evento per molte persone richiede una grande capacità organizzativa.

Grazie ad esperienza e professionalità è possibile gestire nel migliore dei modi anche migliaia di persone al giorno e prevedere importanti ritorni economici.

Ogni elemento, dalle quantità di materie prime agli spazi deve essere progettato in previsione del flusso di ospiti. Trascurare anche un minimo dettaglio potrebbe trasformare un momento di festa in una pessima esperienza.

Secondo noi di Ekoe, dal punto di vista degli organizzatori, feste di paese e sagre oltre a portare felicità negli ospiti (e qualche soldo nelle casse), sono un momento di vera gioia se si svolgono nel pieno rispetto della natura.

Ed è proprio nella fase organizzativa che si può fare la differenza non solo per quanto riguarda l’eleganza di piatti e stoviglie, ma anche in termini concreti di impatto ambientale.

Scegliere stoviglie monouso in materiali compostabili e biodegradabili renderà la vostra festa più sostenibile in termini di impatto di CO2; un aspetto non secondario alla qualità del cibo e dell’organizzazione. Secondo noi un vero motivo di vanto.

Reso garantito fino al 20% sulle stoviglie per la ristorazione

Il costo delle stoviglie in bioplastiche è, su base unitaria, di pochi centesimi più alto delle comuni e inquinanti plastiche.  Per chi tiene i conti, e giustamente si preoccupa della sostenibilità finanziaria dell’evento, la spesa totale della fornitura di ecostoviglie potrebbe preoccupare, specialmente in previsione di una giornata di pioggia e con pochi ospiti.

Per situazioni come questa Ekoe propone fino al 20% di reso garantito del materiale acquistato.

Pensiamo che offrire una soluzione flessibile come questa sia utile non solo in previsione di eventi che limitano il flusso ma anche in previsione di presenze extra.

Per conoscere nel dettaglio le condizioni di questa soluzione contattateci e saremo felici di aiutarvi a rendere la vostra festa una ecofesta.

Pubblicizza l’impronta green del tuo evento, noi ti possiamo aiutare con delle locandine e con il materiale.

Ne avrai un ritorno in termini di pubblicità da parte di chi partecipa e dei quotidiani e soprattutto, la natura ti ringrazierà.

I Piatti foglia di palma sono riutilizzabili?

I piatti foglia di palma sono realizzati in Asia del sud precisamente in India.

piatti in foglia


Il primo passo per produrre questi eleganti piatti foglia di palma è raccogliere le foglie cadute da una specie specifica dell'albero della palma, queste ultime, poi vengono sciacquate con acqua e ritagliate. Dopo questo processo di raccolta e igienizzazione le foglie sono raggruppate per dimensione.

foglia di palma


Per realizzare le forme, la foglia di palma viene compressa utilizzando macchinari di presse metalliche rese calde da un impianto termoelettrico. Tutto il processo di produzione dei piatti, fondine, vassoi di palma si attiene ad uno modello che rispecchia le norme igieniche di sicurezza.

Indice degli argomenti trattati

  1. Origine e produzione
  2. Conformità sociale
  3. Piatti foglia di palma
  4. Riutilizzare i piatti
  5. Quando utilizzarli

La conformità sociale del lavoro di produzione delle foglie di palma.


Abbiamo trovato uno strategia e attuato dei processi per tutelare i dipendenti che producono questi piatti da aziende che offrono una paga minima.
Noi di Ekoe distribuiamo unicamente piatti che sono in possesso della certificazione di conformità sociale.

certificazione


Che cos'è la conformità sociale?


La conformità sociale è un processo continuo con cui le organizzazioni si impegnano a proteggere la salute, la sicurezza e i diritti dei propri dipendenti, la comunità e l'ambiente in cui operano e le vite e le comunità dei lavoratori nelle loro catene di fornitura e distribuzione.


Ma torniamo ai nostri piatti di foglia di palma, una volta realizzate le scodelle vengono quindi spedite (via mare) nel nostro magazzino raggiungendo direttamente a casa del consumatore che sia a Roma, Napoli, Milano, Torino e in qualsiasi terra d'Italia tramite i corrieri Bartolini o Dhl.

Questo fantastico piatto in palma usa e getta si può lavare? E' riutilizzabile?


Questa è la prima domanda, che sorge spontanea. Una volta aver aperto la scatola poichè si nota subito la resistenza e le meravigliose striature naturali, si potrà riutilizzare?


Molte persone, per abbattere lo spreco e i costi, cercano di riutilizzare i piatti usa e getta economici (a volte quelli di bassa qualità che praticamente si sfaldano mentre li stai usando), quindi abbiamo pensato di fare delle prove di lavaggio in lavastoviglie e in acqua corrente.

alberi di palma


Bene, la lavastoviglie è sicuramente un elettrodomestico da non utilizzare per lavare i piatti di foglia di palma, il calore non aiuta molto, a meno che non importa del risultato poichè una volta finito il lavaggio i piatti perdono la loro forma.
Se si utilizzano i piatti in foglia di palma per cibi non troppo brodosi, salumi e cibi secchi quest'ultimi possono essere tranquillamente riutilizzati una volta sanificati con un detergente a base alcolica senza risciacquo ed infine aiutandosi con un panno leggermente umido in microfibra.

Ecco la conclusione e la nostra valutazione finale.
Se stai cercando piatti usa e getta ecologici per il tuo locale, festa od evento i piatti di foglia di palma sono una soluzione fantastica, elegante ed affascinante.

piatti design


Rispetto ai piatti e piattini di carta, questi piatti sono ovviamente più costosi ma notevolmente meno costosi rispetto ad un eventuale noleggio di piatti in ceramica di un catering matrimoni, o feste ad esempio.

Tuttavia, se questa scelta per il tuo evento non rientra nel preventivo di spesa che hai immaginato ma si desidera comunque essere responsabili, non scoraggiarti scegli stoviglie usa e getta di design realizzate con materiali compostabili in polpa di cellulosa.
Questa tipologia di monouso biodegradabile ha costi inferiori ed è elegantissimo.

Guarda questo articolo descrittivo sui piatti compostabili, ti potrebbe essere utile per saperne ancora di più, ma tieni conto che scegliendo il monouso biodegradabile fai un favore a Madre terra non inquinando utilizzando un monouso di plastica o di polistirolo!

Cade una foglia che
par tinta di sole, che nel cadere ha
l’iridescenza di una farfalla.
(Ada Negri)

I migliori piatti biodegradabili

I migliori piatti compostabili disponibili nel 2020

La situazione con la plastica monouso e l'industria alimentare è incasinata!

Il settore della ristorazione che deve affrontare le misure di contenimento del Covid 19 ha la possibilità di sperimentare unn packaging responsabile poichè gran parte degli ordini della ristorazione vengono portati via o consegnati a domicilio è richiedono che il cibo venga imballato accuratamente.

Il risultato di questo è che l'industria del food ora consuma più stoviglie di plastica usa e getta di qualsiasi altra industria del pianeta terra.

Se sei il proprietario o il gestore di una società di catering, caffetteria, ristorante o agenzia di eventi, questo ti pone una grande responsabilità.

piattini-di-carta
piatti in polpa

In questi mesi devi fornire ai tuoi clienti tutte le stoviglie usa e getta di cui hanno bisogno malgrado sei consapevole del danno che le stoviglie di plastica usa e getta recano all'ambiente e i pareri negativi che i tuoi clienti hanno sull'utilizzo della plastica derivata da petrolio.

Come possiamo acquistare un piatto cucinato con amore servito su piatti di plastica inorganica e continuare a mangiarla?

La risposta a questo problema esiste da migliaia di anni, solo ora ha preso una soluzione produttiva.

Quando le persone usavano foglie di banana e pezzi di corteccia come piatti e ciotole mentre con i bastoncini utilizzati come posate, abbiamo la possibilità di proporre soluzioni come ciotole e piatti fatti con fibra di canna da zucchero (bagassa) e materie plastiche compostabili fatte con amido di mais o in foglia di palma.

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piatti in foglia di palma

In questo articolo proponiamo i migliori piatti biodegradabili disponibili oggi escudendo i piatti in Pla.

In Ekoe dove proponiamo soluzioni di stoviglie veramente ecologiche, e quindi puoi essere sicuro che ogni prodotto elencato in questo articolo è verificato come compostabile al 100% da un Ente certificatore.

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piatto-compostabile-quadrato

Piatti compostabili:

Esistono molti tipi diversi di piatti compostabili;

Quale di questi piatti scegli?

Per prima cosa i piatti si scelgono dalla circostanza dove utilizzarli.

Potresti gestire un'azienda di ristorazione, organizzare una festa di matrimonio o vendere pasti da asporto come ristorante; ognuna di queste attività si adatta meglio al proprio prodotto ed utilizzo.

Per aiutarvi a prendere la decisione giusta, vi proponiamo i migliori piatti biodegradabili disponibili.

Piatti in polpa di cellulosa:


La bagassa è il materiale fibroso che resta inutilizzato come il prodotto di scarto della lavorazione della canna da zucchero per uso commerciale, e come tale è un'ottima soluzione ecologica ai piatti usa e getta poiché la polpa da cui sono fatti i nostri piatti è tecnicamente già un prodotto di scarto.

La bagassa è estremamente biodegradabile e si trasformerà completamente in pochi mesi raccolta in una struttura di compostaggio.

Se sei un rivenditore nel settore food , un ristoratore o un organizzatore di eventi specializzato nella ristorazione all'aperto, la bagassa è un'ottima opzione con prezzo conveniente da utilizzare per i tuoi piatti ecologici.

Ci sono una vasta gamma di piatti in polpa di cellulosa disponibili sul mercato, quindi abbiamo fornito i migliori piatti compostabili in polpa

Piatti in foglia di palma:


I piatti a foglia di palma sono la risposta elegante e di design alle stoviglie compostabili. Sebbene i piatti in foglia di palma sono più costosi dei piatti in polpa o dei piatti di carta i piatti a foglia di palma sono infinitamente più robusti e possono anche essere riutilizzati tutte le volte che lo desideri.

La maggior parte dei piatti di foglie di palma sono realizzati con foglie di banana; questo fornisce un piatto rigido e rigato, ideale per eventi esclusivi come matrimoni, cene, ringraziamenti e Natale.

È possibile acquistare un'intera gamma di piatti in palma su Ekoe che variano in dimensioni e forma; c'è anche una selezione di piatti a forma di foglia...

Come sempre, abbiamo fatto le ricerche di mercato e vogliamo proporti i migliori piatti biodegradabili in foglia di palma disponibili.

Piatti di carta:


Come forse il più noto delle tre tipologie di piatti di carta e piattini di carta possono essere acquistati con un prezzo molto conveniente.

Ci sono diversi svantaggi quando si utilizzano piatti di carta, la principale nota negativa è che sono estremamente fragili e, sono molto sensibili all'umidità che li rende anche strutturalmente più deboli.

I piatti di carta non sono una buona soluzione per servire pasti completi, tuttavia, trovano un buon uso per servire un pezzo di tort o come piattino da bar per un caldo cornetto.

Dopo un'attenta valutazione e studio del mercato, abbiamo trovato i migliori piatti di carta disponibili;

Dove si buttano i piatti biodegradabili?

Una volta utilizzati, ci chiediamo, dove si buttano i piatti biodegradabili? Dramma...Ma dove li butto?

I piatti biodegradabili, se certificati Uni En 13432 possono essere inseriti nella frazione dell'umido.

I piatti biodegradabili per essere gettati nella frazione umida devono essere accompagnati da scheda tecnica che certifica la compostabilità del prodotto. Richiedila al momento dell'acquisto o scoprili sulla etichetta.

Kompò la compostiera da giardino... dai diamanti non nasce niente, dal compost nascono i fiori.

La compostiera da giardino una serie di quesiti...

Perché sembra che la produzione di rifiuti debba essere direttamente proporzionale alla ricchezza di un Paese?

Un Paese ricco è necessariamente un Paese evoluto?

La produzione di rifiuti non dovrebbe avere un andamento inversamente proporzionale o quasi rispetto alla ricchezza di un Paese?

Dopo aver esposto questi dubbi esistenziali che attanagliano dopo la lettura di vari report, possiamo dire che in astratto e secondo coscienza, la risposta la conosciamo tutti. Ma non possiamo ergerci a giudici della civiltà, a maggior ragione se non siamo i primi a cercare di trovare una soluzione nel nostro piccolo. La sensibilità ambientale fortunatamente cresce ed i risvolti si vedono nelle scelte di acquisto del consumatore medio. Aumentano gli acquirenti dei prodotti sfusi, dei compostabili, dei detergenti ecologici… Eppure, chi ha un giardino, un orto, un po’ di terreno o semplicemente un terrazzo, può fare un ulteriore passo per aiutare la collettività e quindi sé stesso: compostare i rifiuti organici con una compostiera.

bicchieri-biodegradabili
bicchieri compostabile

Premesso che questa non vuole essere una guida esauriente al mondo delle compostiere, ma una semplice infarinatura iniziale per chi come me prima non ne sapeva molto, partiamo dalle basi, anche se al giorno d’oggi basta una semplice ricerca su internet per capire di cosa stiamo parlando.

La compostiera di cui stiamo parlando, ovviamente non è la “Coppa di vetro, di ceramica o sim., usata per servire a tavola composte di frutta” come suggerisce l’enciclopedia Treccani. La compostiera in questione è un contenitore in cui vengono inseriti gli sfalci di giardino oppure gli scarti di origine vegetale crudi per trasformarli in compost, materiale organico utile per arricchire il terreno. In sostanza si tratta di un’imitazione di quanto avviene in natura creando un ambiente favorevole allo sviluppo di  funghi e batteri. Ecco, presentato così devo ammettere che non sembra un argomento dei più accattivanti. Proviamo a prenderlo da un’altra prospettiva: avete presente tutte le volte che dovete uscire per buttare la spazzatura, magari la sera, quando già pregustate il meritato relax dopo una dura giornata di lavoro? Per andare sul pratico, la compostiera vi può aiutare a ridurre queste uscite indesiderate almeno per quanto riguarda i rifiuti organici (per ridurre il resto dei rifiuti ammetto che l’impegno necessario è superiore). In commercio ne esistono numerose tipologie: da balcone, da giardino, da orto. Cerchiamo di semplificare il discorso rispondendo ad alcune delle domande più comuni che possono sorgere.

“Dalla terra vengon tutte le cose e tutte in terra vanno a finire.”
SENOFANE

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riciclare

Che tipi di compostiera esistono?

Esistono diversi tipi di compostiera, dal più banale ed antico al più moderno e complesso; i più diffusi sono:

  1. il cumulo: una semplice area delimitata di terreno in cui viene posta una base drenante (costituita da ghiaia o bancali di legno) su cui viene messo il materiale che residua dalla lavorazione del giardino oppure dell’orto
  2. vantaggi: facile preparazione, aerazione e ribaltamento
  3. svantaggi: necessita di ampio spazio e può rilasciare odori sgradevoli se non viene seguito
  4. la compostiera fai da te: una struttura che può essere semplicemente costruita con una rete a forma di tronco o in forma più sofisticata fatta con bancali di legno a forma di parallelepipiedi
  5. vantaggi: facile realizzazione, economico, facilità di rimescolamento, indipendenza dal clima, possibilità di nasconderlo o mimetizzarlo, soddisfazione dell’autoproduzione
  6. svantaggi: bisogna prestare attenzione che non diventi un nido per roditori, bisogna avere una buona manualità per realizzarlo
  7. la compostiera “prefabbricata”: in genere è una struttura con forma di parallelepipedo con fessure laterali per permettere il passaggio dell’aria
  8. vantaggi: abbastanza economico, facile gestione, facile montaggio, riduce gli odori
  9. svantaggi: si possono introdurre solo scarti vegetali per evitare la formazione di nidi di roditori e di cattivi odori
  10. Kompò: è pure a forma di parallelepipedo, dotato di un termometro interno ed uno esterno, viene fornito con due cinghie per mantenere salda la chiusura quando viene spostato e riempito eccessivamente
  11. vantaggi: si possono introdurre molti più scarti, è più rapido nell’azione, non rilascia odori sgradevoli grazie al biofiltro, permette di raccogliere anche il percolato (che si può usare come fertilizzante)attraverso una valvola
  12. svantaggi: costo superiore alle compostiere “prefabbricate” o  autoprodotte

Come funziona una compostiera?

La compostiera riproduce un fenomeno naturale, ovvero la decomposizione della materia organica ad opera del calore e dei microrganismi e invertebrati naturalmente presenti nel terreno e nella materia organica. Il frutto di questa sinergia è un terriccio particolarmente ricco di nutrienti per le piante.

Bidoni raccolta differenziata rifiuti Lt 95
differenziare

Una spiegazione semplificata prevede la distinzione in  3 fasi:

  1. fermentazione: è la prima fase, più breve, in cui agiscono i batteri del terreno e del materiale organico. A sua volta la fermentazione prevede diversi step:
  2. i batteri iniziano a nutrirsi delle sostanze più rapidamente “digeribili”
  3. la loro azione comporta un aumento della temperatura che può arrivare sino a 60°C e permane a tale livello per circa 2 o 3 giorni. Questo calore favorisce l’igienizzazione del compost perché uccide la maggior parte dei possibili batteri e parassiti che possono essere presenti nel materiale organico
  4. nel giro di 15-20 giorni la temperatura scende nuovamente, per cui è opportuno procedere ad un rivoltamento del contenuto con un rastrello per il cumulo, oppure un attrezzo adeguato per la compostiera
  5. il rivoltamento comporta un nuovo lieve aumento della temperatura e si può ripetere sino a tre volte
  6. maturazione: si tratta della seconda fase, più lunga, che prevede l’azione di funghi ed attinomiceti che si occupano della decomposizione della componente più resistente (cellulosa e lignina). Ha una durata di 9-12 mesi.
  7. decomposizione finale: in quest’ultima fase entrano in azione i lombrichi che completano l’azione svolta dai loro colleghi sminuzzando e riducendo gli eventuali “grumi” rimasti.

Alla fine di questa collaborazione il volume del materiale si sarà ridotto di 6-7 volte.

Nel cumulo è possibile suddividere diverse zone con vari gradi di maturazione visibili; nella compostiera, invece ci saranno diversi livelli in verticale con differenti gradi di maturazione.

Un discorso a parte va fatto per Kompò, in questo caso, la tenuta del contenitore garantisce una netta accelerazione del processo dovuta al rapido raggiungimento di temperature di 50-60 °C ed il suo mantenimento. Basta introdurre quindi il materiale da compostare, aggiungere un po’ di agente di carica e carta tagliuzzata (per mantenere il corretto grado di umidità) ed attendere, rigirando ogni tanto il contenuto.

Cosa ne influenza il corretto funzionamento?

Per il corretto funzionamento della compostiera sarebbe opportuno considerare tre fattori fondamentali:

Dove va posizionata una compostiera da giardino?

Compostiera-da-esterno
Kompò

La compostiera può venire posizionata all’interno di giardini, orti, balconi, serre, tenendo in considerazione che produce umidità.

In genere si consiglia di posizionarla sotto ad un albero caducifoglie (ovvero che perde le foglie in autunno/inverno) per evitare che il materiale organico si secchi nella stagione calda e rimanga troppo umido nella stagione fredda.

Kompò si può mettere anche vicino alla porta della cucina per ridurre gli spostamenti, infatti il bio filtro antiodori impedisce la fuoriuscita di gas maleodoranti.

Occorre fare un distinguo per il posizionamento delle compostiere, perchè, a seconda della tipologia le necessità sono differenti:

  1. cumulo: dato il suo sviluppo in orizzontale richiede più spazio anche per agevolare le azioni di ribaltamento del compost.
  2. compostiera fai da te: è preferibile posizionarla su una superficie piana evitando un’eccessiva vicinanza alle abitazioni per ogni eventuale fuoriuscita di cattivi odori;
  3. compostiera  acquistata: valgono gli stessi consigli dati per quella autoprodotta, anche se la chiusura superiore garantisce una maggiore tenuta in caso di eventuali odori molesti;
  4. Kompò: si può posizionare anche vicino a casa perché il processo a caldo accelera l’azione ed il biofiltro impedisce la fuoriuscita di odori sgradevoli.

Cosa si può e cosa non si può compostare?

 In una compostiera si possono introdurre senza problemi:

  1. scarti vegetali della cucina
  2. fiori, sfalci d’erba, foglie
  3. fondi di caffè e filtri del tè
  4. fazzoletti di carta e carta assorbente

Sarebbe meglio non inserire:

  1. gusci d’uova
  2. pane raffermo
  3. bucce di agrumi
  4. cenere
  5. scarti di carne e pesce per il rischio legato all’attrazione che esercitano su topi, scarafaggi ed altri parassiti.

Kompò permette di ampliare notevolmente il range di scarti compostabili, infatti, oltre ai sopracitati “ingredienti”, si possono inserire:

  1. pasta, pane e dolci
  2. piccole quantità di formaggi a pasta dura e burro
  3. stoviglie compostabili (con tempi variabili, ovviamente: la polpa di cellulosa si degrada più rapidamente del PLA mentre il CPLA richiede tempi superiori)
  4. bucce di agrumi spezzettate
  5. gusci d’uova
  6. cenere (che può essere utile per bilanciare l’umidità)
  7. scarti di carne e pesce in quanto la chiusura e l’azione rapida impediscono lo sprigionarsi di odori attrattivi per gli animali selvatici

Quanto tempo occorre per avere il compost?

Vassoio Cartone alimentare varie misure Conf. 10 kg.
ciclo compost

Normalmente le compostiere impiegano dai 6 ai 12 mesi per produrre il compost. Quando si inizia in un periodo caldo, però si accelera il processo sfruttando il calore naturale. Kompò riduce nettamente i tempi di attesa in quanto permette di ottenere il compost in 90 giorni.

Come va gestita?

Come per tutti gli strumenti, una volta che si decide di avere una compostiera bisogna avere un minimo di accortezza. In realtà è un’ aiutante discreta e molto funzionale, basta prestare attenzione a quanto viene introdotto e ad un’adeguata igiene dell’area circostante per evitare l’avvicinamento di ospiti indesiderati, nonché le lamentele dei vicini se non viene gestita correttamente.

Di quanti rifiuti organici necessita?

Per il cumulo in genere questa domanda non si pone, in quanto chi ha lo spazio per predisporlo ha anche molto terreno da cui ricavare nutrimento per la compostiera. Per le altre compostiere possiamo dire che indicativamente occorrerebbero sui 5 kg a settimana per quelle da 200 l e 2,5 kg per quelle da 100 l. Calcolando che una famiglia media di 4 persone produce in un anno circa 300 kg di rifiuti organici, a cui vanno aggiunti circa 400 kg nel caso in cui abbia anche un giardino di circa 100 mq, difficilmente la compostiera “soffrirebbe la fame”. Ovviamente sono realizzabili ed acquistabili in diversi formati per adattarsi alle diverse esigenze domestiche

Utilizzi del compost

La compostiera offre poi ben tre ottimi prodotti:

  1. concime: alla fine del ciclo si ottiene un ottimo concime da aggiungere alle piante;
  2. pacciamatura: durante la prima fase è possibile estrarre del materiale che si adatta perfettamente alle operazioni di pacciamatura intorno agli alberi o a delle aiuole, per esempio;
  3. fertilizzante: l’eventuale liquido che fuoriesce dalla compostiera è un ottimo fertilizzante naturale

 

Insomma, usando un paragone leggermente azzardato, alla compostiera ci si affeziona un po’ come ad un animale domestico; è discreta, produttiva, non richiede particolari attenzioni. La sera, invece di andare a buttare la frazione organica ci si può chiedere “Oggi ho dato da mangiare alla compostiera?”  sapendo che la si può “nutrire” in qualsiasi momento della giornata. Inoltre è una dimostrazione che l’unione fa la forza, l’uomo nutre i batteri necessari per avviare il compostaggio, i batteri lasciano il nutrimento ai funghi ed infine arrivano i lombrichi a completare l’opera, una perfetta sinergia. Il risultato finale è un risparmio ambientale, dovuto all’autoproduzione di un buon terriccio nutriente per le piante ed alla riduzione della frazione organica che deve venire trasportata durante la raccolta dei rifiuti.

Perchè dai diamanti non nasce niente, ma dal compost nascono ottimi pomodori.

Compostabile, biobased e acido polilattico

Gli acidi e acido polilattico sono elementi importanti e utlizzati nel trattamento di molti processi di produzione negli stabilimenti manufatturieri dei nostri giorni.

acido polilattico


Le bioplastiche come il Pla ( acido polilattico ) sono spesso presentate e possono essere , se smaltite nel giusto modo, come alternativa alla plastica convenzionale e inquinante.

Parliamo di Pla:

Bioplastica non significa solo "plastica migliore per l'ambiente" ma sicuramente può porre tutti i problemi ambientali legati alla plastica e persino sollevare nuove domande.

Compostabile e biobased: che differenza c'è?

Utilizzati frequentemente come argomento commerciali e di marketing, i due termini sono spesso confusi. Tuttavia, un materiale può essere biobased senza essere compostabile e viceversa.

ecolabel

Ma qual è il più ecologico?

Un materiale è biobased se è prodotto da materiale biologico o vegetale come una pianta, alga o di origine vegetale.

Ma tutta questa origine non rende il prodotto compostabile.

Un materiale o prodotto per definirsi compostabile deve attenersi alla norma europea Uni EN 13432.

Un materiale è considerato compostabile se la sua decomposizione raggiunge il 90% almeno in sei mesi con una azione di microrganismi come batteri, alghe, funghi o anche con ossigeno , umidità o calore .

Meno della metà delle bioplastiche prodotte sono compostabili.


Il PET ( polietilene tereftalato) o PA ( poliammide ), se fabbricato con biomassa (Canna da zucchero o mais ), può quindi essere descritto come biobased ma tuttavia, non sono biodegradabili poichè la loro composizione chimica è in effetti rigorosamente la stessa di quella prodotta dal petrolio.

Il PLA ( acido polilattico ), il PHA (poliidrossialcanoati) o i prodotti a base di amido sono sia a base biologica che compostabili.

Le materie plastiche come il Pla ( acido polilattico ) sono veramente compostabili?

bicchieri compostabile


Bisogna dire che per verificarsi la compostabilità dei materiali si richiede condizioni mirate, come una temperatura superiore a 60 ° C ma queste temperature sono raggiunte raramente nell'ambiente naturale.

In breve, non si tratta di gettare dei bicchieri compostabile trasparenti nell'ambiente con l'alibi morale che essendo compostabile lo posso lasciare su un prato.

Un atteggiamento informato e consapevole nell'utilizzo di prodotti, materiali e monouso compostabile ci permetterà di avere un consumo responsabile di risorse rinnovabili.

Utilizziamo monouso solo se è indispensabile.

Buste di carta come riconoscere quelle migliori e di qualità

La produzione odierna di buste di carta e shopper

Una busta di carta è un contenitore piatto, flessibile, fatto di carta o materiale compostabile, che ha una sola apertura e un lembo che può essere sigillato sopra l'apertura. Alcune buste di carta sono sigillate con una chiusura in metallo mentre altri sono sigillati con un pezzo di spago che avvolge pezzi di cartone piatti e circolari attaccati alla busta.

buste di carta

Il processo di produzione delle buste di carta e/o shopper implica una maggiore concentrazione di sostanze chimiche tossiche rispetto alla realizzazione di sacchetti di plastica monouso. Inoltre, i sacchetti di carta trasparenti sono una soluzione innovativa ecompletamente compostabile.

I diversi tipi di carte per la produzione delle buste e shopper

La varietà di carte che viene utilizzata durante la produzione delle buste determinerà quale tipo di carte è più appropriata. Esistono dei tipi principali di tipi di carte utilizzate nella produzione di buste: riciclato, speciale, resistente agli strappi e compostabili. L'uso di carta riciclata per le buste è un ottimo modo per migliorare la sostenibilità. Più comunemente, la carte utilizzate per la produzione di buste è costituita dal 10% al 30% di contenuti post-consumo. Sono numerose le shopper di carta riciclata che propongono i negozi e che offrono ai loro clienti durante lo shopping. Le buste di carte speciali sono disponibili in molti colori, finiture, trame e grammature. Sono ideali per le buste per la posta a causa delle loro caratteristiche intriganti, ma possono avere un prezzo più elevato. Infine, la carta resistente allo strappo è quasi indistruttibile e non si lacera in applicazioni tipiche. Inoltre è spesso resistente all'acqua e all'umidità.

sacchetti-di-carta

Come riconoscere la qualità delle buste di carta

Negli ultimi tempi sono aumentate le ditte, come Ekoe.org, che propongono i sacchetti di carta al posto di quelli in plastica. Va precisato che il sacchetto di carta spesso viene preferito dal cliente a quello trasparente in plastica in quanto si presenta più discreto, il colore marrone infatti non permette a terze persone di capire cosa ci sia all’interno. Le buste di carta infatti ricordano la classica busta per generi alimentari che si utilizzava in passato.

Ad oggi tuttavia non esiste una risposta semplice sul fatto se i sacchetti di carta o di plastica siano migliori per l'ambiente. Entrambi hanno degli aspetti negativi: i sacchetti di plastica, spesso richiedono secoli per decomporsi e possono essere un problema per smaltirli. Il problema maggiore si presenta quando le persone non smaltiscono correttamente i loro sacchetti e la plastica contamina la natura intasando i corsi d'acqua e minacciando la fauna selvatica.

Da quanto precede si potrebbe dedurre che i sacchetti di carta trasparente, visto che si degradano più facilmente, sono un'opzione migliore, ma la risposta non è così scontata. I sacchi di carta in genere richiedono più energia ed emissioni di gas serra per la produzione, il che non è eccezionale dal punto di vista del riscaldamento globale. I cambiamenti climatici sono diventati un problema ambientale negli ultimi tempi, quindi vale la pena guardare le cose dal punto di vista delle emissioni. E da quel punto, i sacchetti di carta hanno la peggio: anche se i sacchetti di carta sono fatti di alberi, che sono, in teoria, una risorsa rinnovabile, ci vuole molta più energia per creare polpa e fabbricare un sacchetto di carta di quanto non si faccia per produrre un sacchetto di plastica monouso. Tuttavia, i sacchetti di carta compostabili e biodegradabili - come quelli consigliati da Ekoe.org possono essere un discreto compromesso; un impatto ambientale meno aggressivo e soprattutto una scelta più consona per le proprie abitudini alimentari:

  1. sacchetti compostabili in carta;
  2. buste in carta riciclata;
  3. shopper di carta biodegradabili;
  4. buste di carte biodegradabili per alimenti;
  5. doggy-bag;
  6. pellicola per alimenti trasparente;

Su ekoe tantissime tipologie di buste di carte e shopper compostabili a tutela dell’ambiente.

Buste-di-carta-trasparente

La produzione di buste di carta, le origini

Il primo antenato delle buste di carte fu usato dagli antichi babilonesi cinque o seimila anni fa. I messaggi venivano scritti su tavolette di argilla, che venivano cotte per indurirle. Le compresse sono state quindi coperte con più argilla e nuovamente cotte. La tavoletta interna può essere rivelata solo rompendo lo strato esterno di argilla, garantendo la sicurezza del messaggio.

Le vere buste non apparvero molto dopo dall'invenzione della carta. La più antica forma di carta era il papiro, prodotto per la prima volta dagli antichi egizi almeno nel 3000 a.c. Il papiro era costituito da un materiale fibroso trovato all'interno degli steli legnosi di una pianta acquatica ed erbosa. Lunghe strisce di questo materiale sono state posizionate fianco a fianco, quindi coperte con un altro strato di strisce ad angolo retto rispetto al primo.

Il foglio formato dai due strati veniva inumidito, pressato, essiccato, appiattito, per poi essere nuovamente essiccato. Se correttamente prodotto si ricavava un papiro bianco puro e privo di macchie. Un eccellente materiale di scrittura, il papiro era ampiamente utilizzato dagli antichi egizi, greci, romani e arabi. Ha continuato ad essere utilizzato fino a quando la carta prodotta da altre fonti vegetali ha raggiunto il resto del mondo dalla Cina.

Gli stracci di cotone e lino erano le principali materie prime utilizzate per fare la carta fino all'inizio del XIX secolo, quando furono sostituiti dal legno. Nello stesso periodo, la fabbricazione della carta a mano cominciò a essere sostituita da macchine per la fabbricazione della carta.

L'industria delle buste fu notata da Karl Marx nel suo libro Il Capitale nel 1867; i produttori di buste continuarono ad aumentare la velocità di produzione, da tremila buste all'ora al tempo di Marx a oltre cinquantamila l'ora alla fine del XX secolo. Alla fine degli anni '90, negli Stati Uniti venivano prodotte quasi duecento miliardi di buste ogni anno.

Il cambiamento non porta sempre crescita, ma non c’è crescita senza cambiamento.
(Roy T. Bennett)

Contenitori per delivery e takeaway compostabili

Per la tua attività di ristorazione stai pensando ad un set di strumenti o contenitori per offrire il servizio delivery e takeaway?

La traduzione di delivery è consegna mentre il sinonimo di consegna è: conferimento, deposito, custodia, recapito, rimessa, distribuzione, ordine, prescrizione, disposizione. Si sono contenitori per l'asporto e la consegna di cibo caldo e freddo.

Se, sei una persona attenta all’ambiente e ti riconosci una responsabilità sociale, probabilmente ti starai preoccupando dell’enorme quantità di rifiuti plastici che si potrebbe andare a generare.

Dove gettari i contenitori compostabili?

Puoi riporre tutti i materiali compostabili, certificati Uni En 13432, nella frazione umida diveteranno utile compost.

Non esiste nulla che non possa essere risolto con un sorriso e un buon pranzo in un contenitore che sà di natura.
(Anonimo)

Nel nostro sito, troverai tutti i contenitori compostabili take away necessari per offrire un servizio di consegna a domicilio pratico, sicuro e sostenibile grazie ai prodotti realizzati in materiali compostabili.

I tuoi clienti potranno gettare tutti i rifiuti nella frazione della carta o nella frazione organica.

Si hai capito bene! Anche i bicchieri, le posate e le scatole per hamburger con più scomparti che assomigliano solo nell'aspetto alla plastica inquinante.

novità take away

Prima di effettuare un acquisto puoi:

E ora iniziamo senza indugi a scoprire tutte le fantastiche soluzioni per una ristorazione sostenibile.

Contenitori per alimenti

I contenitori per alimenti per l'asporto sono realizzati con questi materiali:

In questa sezione potrai scoprire diversi tipi di formato e utilizzo, eccone alcuni:

Iniziamo dagli elementi fondamentali: i contenitori con coperchio.

Se offri degli hamburger puoi scegliere delle pratiche scatole in cartoncino rivestite di un film in pla (un polimero compostabile) o delle confezioni con più scomparti in polpa di cellulosa.

Porta hamburger e porta veggie burger con coperchio incernierato sono una soluzione pratica e impilabile.

Le nostre soluzioni sono perfette anche per un reparto gastronomia che serve zuppe, salse o primi piatti. Con i nostri contenitori con coperchio o con le nostre vaschette termosaldabili con film compostabile avrete a disposizione tutti gli strumenti necessari.

Un altro prodotto di design green sono le insalatiere avana e bianche con coperchio in Pla (acido polilattico), utilizzate per piatti unici freddi e composizioni di sushi.

Bicchieri con coperchio e vassoi porta bicchieri

Un kit completo per il trasporto di bibite in totale sicurezza richiede bicchieri in pla di almeno due misure, coperchi e cannucce.

Infine per creare dei perfetti incastri all’interno del vostro box per le consegne o nelle shopper di carta non possono mancare i vassoio porta bicchieri in cartoncino. Ne abbiamo di varie misure e vi consentiranno di traportare in sicurezza tanto le bibite gasate che i caffè.

I sacchetti e sacchetti di carta

Una volta completato la vostra composizione di prodotti non vi rimarrà che incastrare tutto alla perfezione nel sacchetti di carta ecologica e buste di carte per alimenti resistenti che avete scelto.

Se necessario potrebbe essere utile premunirsi con delle shopper in altresi in carta avana per il trasporto di bibite o qualche prodotto extra.

Personalizzazione dei prodotti

Volete rendere il vostro brand sempre riconoscibile anche quando viene portato direttamente a casa dei vostri clienti?

Ottimo, potete chiederci informazioni sul nostro servizio di personalizzazione.

Sono tantissimi i prodotti che potete personalizzare direttamente sul nostro sito! Abbiamo installato un softwere che permette di farlo on line.

Scegliete il prodotto e vedete in diretta il risultato finale della vostra personalizzazione.

Avete delle domande o dei dubbi sui nostri prodotti?

Chiamateci! Ci fa sempre piacere conoscere una nuova realtà che ha deciso di diventare plastic free.

Guarda questo video dei notri prodotti:

La "doggy bag" si trasforma in "Scatola Virtuosa compostabile".

Per tutti questi motivi la doggy bag si trasforma in "Scatola  virtuosa compostabile" come tutti i contenitori per food delivery responsabili è anche compostabile.

Tra settore primario, trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo, gettiamo via 5 milioni di tonnellate di cibo.

Secondo i dati della FAO  un terzo del cibo del mondo finisce sprecato.

Parliamo di 1,3 miliardi di tonnellate, uno spreco intollerabile a fronte di un miliardo di persone che soffrono la carenza alimentare e di 1,4 miliardi di persone obese e in sovrappeso. Sono due dati che non possono essere conciliati l’uno con l’altro in un mondo civile.

La ricaduta ambientale di questo spreco è fortissima. Ogni anno nel mondo 250.000 miliardi di litri d’acqua e 1,4 miliardi di ettari di suolo vengono utilizzati per produrre cibo che poi viene sprecato.

Si pensi inoltre che, mentre ci avviciniamo alla decisiva Conferenza COP 21 sui cambiamenti climatici, solo in Italia emettiamo 13 milioni di tonnellate di CO2 per produrre cibo che non mangeremo, che quindi diventerà rifiuto e che, come tale, graverà sui costi dello smaltimento.

Combattere lo spreco alimentare è importante anche per contenere l’impatto sulla biodiversità che la produzione massiva di alimenti ha a livello globale.

Il consumo di suolo, di acqua e di biodiversità rappresenta enormi costi per la società.

Siamo di fronte agli effetti di un modello economico, quello lineare, che sta mostrando ogni giorno di più la sua insostenibilità a livello economico, così come a livello ambientale.

In Italia ogni anno produciamo circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari.

Il costo economico è spaventoso: parliamo di oltre 12 miliardi di euro l’anno, una cifra enorme, se contrapposta agli 1,5 milioni di famiglie che oggi sono in situazione di povertà assoluta nel nostro Paese.

Per tutti questi motivi  la "doggy bag" si trasforma in "Scatola Virtuosa compostabile"

Scegli un gesto consapevole con una scatola virtuosa e compostabile.

Scopri la possibilità di inviare un messaggio consapevole con la doggy bag compostabile.

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