Anche le Pro Loco dicono No alle plastiche inquinanti

convenzione ekoe unpliContinua a raccogliere adesioni l'iniziativa per le sagre di qualità plastic free. Dopo le Isole Tremiti, anche l'UNPLI si impegna in collaborazione con Ekoe per la promozione e diffusione di materiali monouso biodegradabili e compostabili.

Convenzione tra Ekoe e UNPLI per le sagre di qualità plastic free

Minimizzare l'impatto ambientale delle proprie abitudini. Ecco cosa ispira l'impegno di sempre più comuni, associazioni e aziende, a incoraggiare scelte ecosostenibili.

L'Unione Nazionale pro Loco d'Italia ed Ekoe, cooperativa abruzzese che commercializza prodotti in materiale biodegradabile e compostabile,  lo scorso 10 luglio, hanno firmato una convenzione che esorta tutti i circoli e associati UNPLI, a partecipare alla promozione di possibilità alternative alla plastica, scegliendo di usare, durante feste e sagre, prodotti monouso in materiale compostabile.

La collaborazione intende offrire soluzioni che permettano di ridurre la produzione di rifiuti durante gli eventi e incoraggiare le Proloco e le sagre plastic free, quali realtà radicate sul territorio, a sua tutela e valorizzazione, a diventare ambasciatori di comportamenti più ecologici.

Ekoe, pioniera nella diffusione del marchio Plastic free, s'impegna a fornire ai circoli aderenti condizioni economiche dedicate con uno sconto del 10% su tutti i prodotti presenti sul sito attraverso il codice promozionale “Prolocoplasticfree”, mentre i soci, fornendo il proprio  numero di tessera, potranno valersi della spedizione gratuita.

Le passate iniziative a favore delle Pro Loco e le sagre di qualità plastic free

Già lo scorso anno Ekoe ha curato insieme all'Unpli un'originale iniziativa di solidarietà devolvendo alle 51 Pro loco che operano nei comuni di Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria colpiti dal terremoto del 2016,  il 10%  dei proventi ottenuti dalla vendita di stoviglie compostabili alle Pro loco di tutto il territorio nazionale. Perseverare sulla strada della sostenibilità ecologica ed economica è rimasto un obiettivo comune, rinnovato, quest'anno, in un nuovo sodalizio.

Sono più di 6.200 le Pro Loco associate all'Unpli che grazie a progetti e iniziative di promozione e sviluppo del territorio in ambito turistico, sociale e culturale, da decenni si definiscono come  punti di riferimento importanti  per piccole e grandi realtà territoriali, contribuendo a definirne l'identità e e la valenza culturale, a custodirne le tradizioni e la storia.

Il Presidente La Spina, stipulando questa convenzione, indica il principio della Carta della coesione che esplica di legame dell’Unpli con il territorio. Le Pro Loco e le sagre di qualità plastic free sono espressione e al suo servizio dedicandosi completamente, in modo indiretto (favorendo i soci e gli appartenenti alla comunità locale in tutte le attività) e in modo diretto (favorendo la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio).

L'esempio delle Isole Tremiti Plastic Free

Sono passati poco più di due mesi da quando le isole Tremiti hanno fatto il giro del mondo in virtù dell'ordinanza che ha vietato sul territorio comunale l'utilizzo del monouso in plastica. L'effetto contagio funziona e le ordinanze sono diventate quattro, da Lampedusa e Linosa fino alla terraferma, a Pollica, provincia salernitana e a Maratea.

Ma anche le imprese si mostrano sempre più attente a promuovere l'eco compatibilità delle proprie scelte: recentissimo è il protocollo d'intesa che Montagne Teramane Ambiente Spa (Mo.Te), società deputata alla gestione dei servizi pubblici di igiene urbana nella provincia di Teramo, ha siglato con Ekoe per promuovere l'esistenza delle bioplastiche, al fine di orientare la propria utenza verso scelte più consapevoli in grado d'incidere, anche, sull'economia del territorio.

Ma cosa significa veramente scegliere prodotti monouso in materiale compostabile?

Equivale a creare un'esperienza, a potenziare la volontà. Le bio stoviglie (piatti, posate e bicchieriraccolte nei rifiuti dell'umido diventano compost, in soli tre mesi sono completamente riassorbiti dal terreno creando fertile humus e riducendo i costi per lo smaltimento; consentono di non rinunciare alla comodità del prodotto usa e getta mantenendo inalterata la resistenza della plastica tradizionale ma senza sfruttare materie prime non rinnovabili; riducono l'utilizzo di discariche e inceneritori con grande risparmio di emissioni CO2;  favoriscono la salvaguardia non solo dell'ambiente ma anche di una risorsa ancora imprescindibile, il petrolio, che non essendo illimitato, è preferibile impiegare per nobili scopi piuttosto che  per trasformarlo in immondizia dopo un solo utilizzo.

Il Mediterraneo è ormai invaso dalle microplastiche e anche la raccolta differenziata si è dimostrato un'attività insufficiente per contrastare il fenomeno poiché la portata di rifiuti in materiale non rinnovabile è così smisurata da esigere ingenti costi di smaltimento che ricadono sui contribuenti. Per questo è giudizioso intervenire in tutte quelle situazioni in cui è possibile determinare una sensibilizzazione delle coscienze verso gesti che riducano i costi per l'ambiente e per le nostre tasche.

Ekoe, attraverso piccoli e grandi progetti, una comunicazione capillare sull'importanza della riduzione e gestione di rifiuti, attenta a fidelizzare il lato umano delle proprie relazioni commerciali, contribuisce in prima linea alla diffusione di un comportamento cosciente sugli effetti che i nostri gesti e le nostre scelte hanno sull'ambiente, suggerendo altresì, l'importanza di una responsabilità politica e sociale che  stimoli modelli sostenibili di produzione e consumo.

L'Unpli decisa a non restare indietro rispetto all'innovazione culturale e politica che le bioplastiche rappresentano per il futuro, chiede ai propri associati di farsi messaggeri di una nuova consapevolezza entrando a far parte di  una rete di collaborazioni vasta ed eterogenea che con convinzione e sensibilità accoglie la campagna in difesa della salute del pianeta e dei suoi ospiti.

Turismo sostenibile, dove farlo e come farlo

Turismo sostenibile, dove farlo e come farlo

fiore viole gran sasso

Il turismo sostenibile fa parte di quello che abbiamo definito più volte nel nostro blog consumo responsabile. Visitare un luogo con responsabilità richiede prima di tutto la coscienza critica di lasciarlo come lo si è trovato.
Il viaggio non può essere soltanto un atto egoistico, in cui noi turisti prendiamo tutto ciò che la meta turistica ci offre in termini materiali.

Viaggiare, oltre ad essere un grande piacere per l’anima, è un modo di accrescere il nostro bagaglio culturale grazie al confronto con il diverso; solo da un reciproca ed equa comunicazione possiamo trasformare la vacanza in un’esperienza.

Come nasce il turismo sostenibile

Il concetto di turismo sostenibile nasce principalmente in riferimento ai paesi africani e asiatici.
In questi luoghi spesso chi gestisce le attività turistiche lo fa a discapito della popolazione locale e del territorio.
Le possibilità di contatto con le popolazioni locali vengono ridotte al minimo e tutta l’attenzione da parte del turista è rivolta verso la fruizione edonistica delle risorse offerte.

Se vogliamo cercare una forma diametralmente opposta al turismo sostenibile la possiamo trovare nel safari di caccia.

Turismo sostenibile e ecoturismo

Che cosa significa turismo responsabile? Significa innanzitutto promuovere il contatto culturale, poi controllare come vengono gestite le risorse che come turisti portiamo nel territorio visitato, e infine, soprattutto, fare attenzione alla sostenibilità.
Grazie alla nostra formazione e alle nostre competenze questo aspetto è quello su cui speriamo di potervi offrire molti spunti interessanti sia dal punto di vista dell’operatore che del turista.

Per il turista: dove fare turismo sostenibile

Se volete programmare una vacanza sostenibile le informazioni offerte dalla rete sono moltissime.

Il nostro consiglio è quello di perdersi nei post di un blog specializzato come quello di Selene Cassetta (www.viaggiosostenibile.com) ricco di proposte per un turismo a 360°: dal trekking, all’arte, alla natura.

Una sezione dedicata al turismo sostenibile la potete trovare anche su Sostenibile.com, un progetto che promuove la sostenibilità in Italia raccogliendo informazioni su ristoranti, attività commerciali ed eventi (www.sostenibile.com/blog/tag/turismo)

State cercando una soluzione alternativa a AirBnb che promuova un turismo sostenibile? Eccola ecobnb.it .

Turismo sostenibile Abruzzo

Ora vogliamo parlarvi un po’ del nostro Abruzzo.
La nostra regione è stata definita il cuore verde d’Europa per la sua ricchissima biodiversità.

Tra percorsi ciclabili, i grandi parchi nazionali, le spiagge bandiera blu e i borghi di colline e montagna, le proposte turistiche offerte dalla nostra terra sono in grado di soddisfare i desideri di ogni turista amante della natura.
Se volete dei consigli da degli esperti potete visitare il sito www.bellandare.it, un tour operator online specializzato in viaggi sostenibili in centro Italia.

Per chi volesse un luogo economico e ricco di proposte culturali nei pressi del Gran Sasso non possiamo che consigliarvi i nostri amici di Scuola Verde, un comodo ostello dove durante l’estate potrete trovare un ricco programma di attività culturali.

Se invece siete amanti del vino e della campagna le offerte di agriturismi in Abruzzo tra le colline teramane è vastissima, una scelta ideale per vivere la campagna in comodità e a due passi dal mare.

Anche per chi volesse praticare del turismo religioso nel pieno rispetto della natura l’Abruzzo ha una proposta ad hoc. Visitate il sito www.valledelleabbazie.it per scoprire uno dei più bei cammini d'Europa.

Naturalmente per le vostre escursioni in montagna, in collina o al mare attenzione alle stoviglie monouso che deciderete d’usare. Per essere sicuri di non incidere negativamente sull’ambiente scegliete le nostre stoviglie ecologiche, ve le spediremo nel vostro alloggio qui in Abruzzo.

Per gli operatori turistici: i vantaggi del turismo sostenibile

tremiti senza plastica

Il turismo sostenibile è una forte leva di sviluppo locale.
Ogni località turistica deve essere considerata come un brand da parte degli enti di promozione turistica e dalle amministrazioni locali. E come ogni brand sono i valori etici che si abbinano ad esso attraverso un accurato processo di comunicazione a definirlo nel bene e nel male agli occhi del pubblico.

Per una località turistica dire di no all’inquinamento è il primo segnale di cura e attenzione nei confronti del potenziale turista.
Ekoe è orgogliosa di aver aiutato il comune delle Isole Tremiti nello sviluppo del progetto Tremiti Plastic Free. Dire di no alla plastica è stata un’azione così forte da generare un'eco mediatica a livello nazionale e internazionale.

Altri comuni  italiani come Palermo, Siracusa, Bari, Milano, Roma e Napoli hanno

realizzato ordinanze sindacali plastic free, queste procedure confidano di portare sempre più turisti attenti a scelte ambientali.

Naturalmente portare avanti delle scelte di turismo sostenibile non è solo uno strumento di marketing territoriale ma anche una scelta economicamente vantaggiosa, infatti, nel caso delle Isole Tremiti, la possibilità di gestire internamente all’isola i rifiuti plastici ha permesso di risparmiare notevolmente sul trasposto della plastica verso la terraferma.

Volete fare delle scelte di consumo consapevole per lo sviluppo di un turismo sostenibile?

Noi di Ekoe possiamo assistervi nello sviluppo di un progetto completo, a partire da un protocollo d’intesa fino alla fornitura di stoviglie compostabili personalizzate.

Protocollo d’intesa tra Ekoe e Montagne Teramane Ambiente Spa

Il protocollo d’intesa tra Ekoe e Montagne Teramane Ambiente Spa per l’ecocompatibilità di eventi e mense scolastiche

logo-mote

Sviluppare un’intesa tra le associazioni e le imprese del territorio mirata a mettere in atto azioni per l’ecocompatibilità è uno degli obiettivi di Ekoe.

Nella nostra esperienza uno dei problemi principali che abbiamo riscontrato nella sempre più massiccia presenza della plastica monouso nella vita di tutti i giorni è la mancanza di informazione.

Per comunicare a più persone possibili l’esistenza di un’alternativa alla plastica la via più rapida, secondo noi, è entrare nella vita di tutti in quelle situazioni in cui l’utilizzo di prodotti monouso è anche un momento di formazione e scambio culturale: come le scuole e gli eventi.

Grazie alla collaborazione con Mo.Te. Ambiente Spa siamo riusciti a sviluppare un protocollo d’intesa per promuovere l’ecocompatibilità nei 21 comuni soci dell’azienda.

Nello specifico i comuni montani della provincia di Teramo coinvolti sono: Basciano, Campli, Canzano, Castel Castagna, Castellalto, Castelli, Cellino Attanasio, Cermignano, Colledara, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso, Montorio al Vomano, Penne S. Andrea, Pietracamela, Rocca S. Maria, Teramo, Torricella Sicura, Tossicia e Valle Castellana.

Ridurre la produzione di rifiuti

gran sasso

L’obiettivo del protocollo non riguarda la semplice sostituzione di monouso in plastica con quello in bioplastiche, ma è quello di aiutare gli organizzatori di eventi e mense scolastiche a ridurre la produzione di rifiuti e migliorarne la gestione.

Le azioni concrete che svilupperemo in accordo con il Mo.Te. sono: formazione del personale, predisposizione di materiale informativo, affissione di materiale informativo per istruire sui contenuti ambientali della manifestazione.

Queste azioni, combinate con la nomina di un responsabile ai rifiuti per ogni manifestazione, saranno in grado di ridurre la produzione di rifiuti diminuendo la percentuale di rifiuto secco non riciclabile a favore di quello compostabile.

In questo modo il costo per lo smaltimento dei rifiuti sarà sensibilmente ridotto.

Le attività saranno evidenziate da un logo Free Plastic Mote, uno strumento di promozione turistica per tutte le montagne teramane.

I prossimi passi

Questo protocollo d’intesa è solo il primo passo verso una serie di incontri tra Ekoe e gli organizzatori di eventi dei comuni interessati all’iniziativa.

L’adozione di piatti, posate e bicchieri compostabili è una scelta consapevole (oltre a essere in linea con le indicazioni del Parlamento Europeo) che va sviluppata con la massima cura da parte di comuni e organizzazioni.

Bastano pochi ma fondamentali accorgimenti per trasformare la semplice sostituzione di plastica con bioplastica in un momento di riflessione collettiva e promozione culturale di pratiche ecocompatibili.

Il nostro augurio è che questa azione possa essere solo la prima di una lunga serie.

La compostiera: da quella domestica a quelle per ristoranti e comuni

Ogni casa in cui giardinaggio e coltivazione sono una passione e la sostenibilità ambientale dei consumi è un valore, dovrebbe essere dotata di una compostiera, anche piccola.

In questo articolo parleremo di:

  1. compostiera domestica;
  2. compostiera da esterno;
  3. compostiera in legno;
  4. come realizzare una compostiera;
  5. Kompò la compostiera ultraveloce.

Ormai è una pratica diffusa in tutta Italia la differenziazione del rifiuto organico dalle altre tipologie di rifiuti. Almeno una volta alla settimana mettiamo tutti fuori dalla porta di casa o del condominio il nostro mastello marrone con gli avanzi di cibo nei sacchi compostabili e per la raccolta differenziata.

compost

Se avete un giardino, un orto, o anche dei semplici vasi di fiori in terrazza, dovete sapere che ogni volta che la società di rifiuti svuota il vostro bidone dell’umido state sprecando una preziosa risorsa.

Con una semplice compostiera infatti potreste trasformare i vostri rifiuti organici in prezioso compost per le vostre coltivazioni.

Come funziona la Compostiera

La compostiera è un contenitore, alto mediamente un metro con il fondo aperto e un coperchio.
Il fondo di questo contenitore deve poggiare sulla terra, ma va bene anche un sottovaso con del terriccio. E’ consigliato mettere una rete metallica con uno strato di tessuto ombreggiante tra la base della compostiera e la terra.
Il coperchio invece deve essere apribile e permettere la circolazione dell’aria.

In questo spazio chiuso, ma connesso con l’ambiente esterno, si andranno a mettere i rifiuti organici combinati con gli scarti organici delle lavorazioni in giardino (foglie, rami e terriccio).

Ogni tanto sarà necessario rimescolare il contenuto in modo da mischiare la parte superiore con quella sul fondo.

Il micro ambiente che si andrà a creare diventerà un luogo vivo di microorganismi in grado di trasformare il rifiuti in compost: un ricco nutriente per le nostre piante.

posate-compostabili

 

Dove posizionare la compostiera

Il luogo ideale dove posizionare la compostiera è sotto un albero in giardino, in modo tale che sia riparata dal sole diretto e dalle piogge. L’interno della compostiera deve essere umido ma mai in modo eccessivo per evitare il rischio che il compost marcisca.

Cosa mettere nella compostiera

Per creare il vostro compost potete inserire nel compostatore qualunque rifiuto che si decomponga nell’arco di x giorni (attenzione alla differenza tra compostabile e biodegradabile).

Questo vuole dire che possono essere inseriti anche piatti e stoviglie in mater bi, polpa ci cellulosa o foglie di palma certificati UNI En 13432, che vi consigliamo di tagliare e rompere in parti più piccole per facilitare la decomposizione o anche tutta la carta assorbente compostabile.

Sempre per facilitare la decomposizione il rifiuti andrebbero compressi e nel caso fossero troppo secchi inumiditi con uno spruzzino.

In commercio si trovano anche attivatori della decomposizione per attivare la flora batterica.

L’importante è non mettere elementi acidi che abbassano il ph del terriccio uccidendo i microorganismi: quindi evitate scarti di agrumi.

Quali tipi di compostiera esistono?

compostiera

La compostiera è uno strumento che può essere costruito con facilità in mezz’ora grazie ad una rete metallica.

Se il vostro estro e attitudine ai lavori di carpenteria è possibile realizzare una bellissima compostiera anche con i classici bancali in legno.

Sul mercato naturalmente è possibile trovare una ricca offerta di compostiere in plastica dura con apertura sul fondo ed anche compostiere da utilizzare con speciali attivatori della decomposizione.

L’aspetto principale su cui riflettere nel momento della costruzione o dell’acquisto è la dimensione della compostiera. La variabile in questo caso è lo spazio disponibile, se vi è possibile scegliete sempre una compostiera grande…

Compostiera per ristoranti, mense, aziende agricole e comunità

Finora abbiamo parlato della compostiera per uso domestico, ma naturalmente quanto maggiore è il volume del rifiuto organico prodotto tanto maggiore saranno in vantaggi di una compostiera.

Per realtà come ristoranti, mense, hotel e aziende agricole riuscire a gestire internamente una parte dei rifiuti prodotti si traduce in un risparmio economico notevole.

coltivazione

Per situazione come queste esistono grandi compostiere dotate anche di trituratore che permetto di velocizzare il processo di compostaggio.

I maggiori beneficiari di strumenti come questi potrebbero essere le amministrazioni locali di isole e comuni montani che contano a bilancio costi molto elevati per il trasporto dei rifiuti. Ridurre per almeno una parte il volume dei rifiuti da trasportare verso la discarica più vicina permetterebbe di ripagare in breve l’investimento nel compostatore di grandi dimensioni.

Ekoe è sempre attenta a come le comunità, grandi o piccole che siano, gestiscono i propri rifiuti e vuole assisterle nella gestione più sostenibile possibile.

Per una consulenza su come gestire ridurre i costi di gestione dei rifiuti non esitate a contattarci… è la nostra missione di vita.

Cosa mettere nella compostiera?

Nella compostiera vanno inseriti: scarti vegetali come scarti di cucina, scarti di orto ed infine scarti di frutta evitando gli agrumi poiche hanno un ph troppo acido.

Cosa mettere e cosa non mettere nella compostiera?

Tutti i materiali di orgine inorganica ma snche, piante trattate con pesticidi, piante con semi, materiali trattati con vernici e tutto ciò che a noi appare sintetico

“Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare.”
ERNEST HEMINGWAY

Bandito il monouso in plastica: Ekoe con le Isole Tremiti per un turismo sostenibile

Bandito il monouso in plastica: Ekoe con le Isole Tremiti per un turismo sostenibile

isole tremiti

isole tremiti

Ormai è inconfutabile: nelle acqua del Mediterraneo la presenza di microplastiche è ingombrante e diffusa e minaccia non solo la vita marina ma anche il benessere di residenti e turisti, persino nelle zone protette.

Dopo lo studio pubblicato dall'istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, dall'Università Politecnica delle Marche e da Greenpeace Italia, è d'obbligo che la politica intervenga nella regolamentazione dell'uso delle plastiche.

Ekoe ha fortemente supportato questa strada e ha promosso un'iniziativa che ha trovato terreno fertile presso le Isole Tremiti, area marina protetta in provincia di Foggia: il sindaco Fentini ha firmato un'ordinanza che, dal primo maggio 2018, bandisce dall'isola l'uso di stoviglie monouso di plastica, che dovranno essere sostituite con prodotti biodegradabili pena una multa dai 50 ai 500 euro.

Principali servizi su Tremiti Plastic Free

The Independent

ANSA

National Geographic

Il Giornale

La Gazzetta del Mezzogiorno

Sky TG 24

Il Corriere della Sera

Green me

Il Fatto Quotidiano

Lo sviluppo dell'iniziativa Plastic Free by Ekoe

ekoe su repubblica

ekoe su repubblica

Una notizia molto discussa che ha riscontrato però grande approvazione non solo tra i locali ma anche a livello internazionale, sulla carta stampata, in tv e on-line.

Da un lato, infatti, Legambiente ha caldamente appoggiato l'iniziativa spronando i sindaci di altri comuni a fare altrettanto: in particolare si è rivolta all' Isola d'Elba e alle perle turistiche del golfo di Napoli, Capri, Ischia e Procida.

La Repubblica

La Repubblica Napoli

Green Report

Legambiente

Il Tirreno

Amalfinotizie

Plastic Free by Ekoe nel mondo

Dall'altro lato, la stampa internazionale si è molto interessata all'avvenimento, raccontando di come un gioiello del turismo italiano ha preso una posizione decisa e significativa nei confronti dell'inquinamento ambientale per tutelare il mare, la salute e il turismo.

The Independent

The Local

Marine Conservation Society UK

The Sun

Daily Mail

Ocean Action Hub

Tutto questo fa sperare che l'iniziativa di Ekoe sarà recepita e adottata da altri comuni, che seguendo la strada tracciata così orgogliosamente dalle Tremiti si impegneranno a bandire i rifiuti di plastica e ad adottare uno stile di vita più ecosostenibile.

Una vittoria per l'ambiente, per le persone e per Ekoe, che ha trovato nelle istituzioni dell'isola un atteggiamento attento e ricettivo, disposto all'apertura e alla collaborazione, un'esperienza che ricorderemo sempre con gratitudine e orgoglio.

Se anche voi, come privati cittadini o come istituzioni, avete l'idea di seguire questa strada ma non sapete da che parte iniziare, contattateci per tracciare insieme un percorso di turismo sostenibile e diffondere un messaggio coraggioso di rispetto e amore per l'ambiente.

Modello Africa o modello Cina?

Modello Africa o modello Cina?

La penetrazione sempre maggiore della Cina in Africa pone il problema di un modello di sviluppo per il continente: quello che arriva da oltre Muraglia è adattabile alle condizioni locali? E’ una reale alternativa a quello occidentale?

di Mariarosaria Calvetta.

cartina africa

Sospesa tra musica e parole inventa ricette di vita quotidiana. Intuito nomade, segue le correnti ascensionali di ciascuna trasformazione. Quella con QCode è la sua prima collaborazione. Si dice gratificata di esser parte della sua accolita d’artisti.

È in corso un dibattito nel continente africano tra politici, economisti e liberi pensatori sul modello di sviluppo da seguire per incentivare la crescita economica. Da quando il capitalismo cinese ha scalzato i concorrenti occidentali negli scambi con l’Africa dimostrandosi un efficace alternativa, si é aperto lo spazio per riflettere sulle possibili formule economiche che incentivino la modernizzazione del continente. Il China Daily Africa Weekly, lanciato nel dicembre scorso sul mercato editoriale africano come prima fonte di notizie, informazioni e commenti sulle questioni che riguardano il rapporto tra cinesi e africani, s’inserisce nel dibattito a difesa del “mito cinese”.

La pubblicazione di un settimanale era stato tra gli obiettivi principali dichiarati nell’ultimo forum per la Cooperazione Cinese-Africana svolta nel luglio dello scorso anno, un appuntamento triennale ormai consolidato per promuovere la cooperazione economica e culturale e rinnovare un rapporto di fiducia che in dodici anni di forum è andato sempre più consolidandosi: tutti gli obiettivi proposti sono stati raggiunti in tempo o addirittura in anticipo.

Gli investimenti cinesi in Africa sono cresciuti di otto volte: da 1.6 miliardi di dollari nel 2005 a 13.4 miliardi di dollari nel 2010. Il commercio tra Cina e Africa ha avuto una crescita del 35% negli ultimi 10 anni, da 10 miliardi di dollari nel 2000 a 160 miliardi lo scorso anno. Nel 2009 soprattutto, la Cina ha superato gli Stati Uniti come principale partner commerciale dell’Africa. Forte di questo successo, il colosso asiatico può adesso occuparsi della diffusione e della promozione politica della propria serietà d’intenti nel continente.

Una presenza che cambia le regole del gioco

Fonti storiche datate raccontano che quando i cinesi arrivarono in Africa, tra il 1418 e il 1433, non occuparono le terre nè comperarono schiavi, ma presero una giraffa perché l’imperatore la potesse ammirare. I medici poi studiarono le erbe africane e la medicina locale probabilmente per combattere una serie di epidemie che imperversano in Cina a quel tempo.

Nel secolo in cui l’umanità è votata al denaro gli obiettivi cinesi in Africa sono frutto di considerazioni puramente economiche ma non è mai venuta meno la caratteristica propria del modus cinese di stringere accordi, senza eserciti e senza ricatti ideologici. Una linea diplomatica che riscuote grande successo tra i politici africani e su cui i cinese non hanno intenzione di ritrattare, ignorando con scherno lo scetticismo dell’Occidente che vede nell’intervento cinese in Africa la nuova frontiera del colonialismo. “Gli africani sono convinti di poter imparare davvero qualcosa dai cinesi”.

Secondo Chris Alden, docente universitario statunitense ed esperto del rapporto sino-africano, il primo e più importante impatto dell’arrivo dei cinesi in Africa è aver rotto il monopolio ideologico degli occidentali in termini di sviluppo. Per Alden il successo cinese in Africa è cresciuto sulla base di una proposta di scambio: risorse in cambio di infrastrutture, reciproca apertura dei mercati, aiuti finanziari e consulenze tecniche per trattamenti privilegiati. Dopo i fallimenti in termini di sviluppo collezionati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, la collaborazione ideologicamente svincolata con i cinesi offre all’Africa l’illusione di poter cercare una sua formula di sviluppo. In effetti se il modello proposto dal Consenso di Washington non é riuscito a sostenere l’economia africana, anche le condizioni perché lo sviluppo prenda slancio dall’industria manifatturiera e dall’esportazione a basso costo dei suoi prodotti, com’è successo in Cina, mancano in Africa.

La crescita dell’economia cinese è stata resa possibile da un abbondanza di manodopera dal salario relativamente basso, in un paese che da solo ha più abitanti di tutti gli stati africani messi assieme: il mercato africano è piccolissimo rispetto a quello cinese e la manodopera non è così economica. L’Africa è per lo più ricca di risorse è questo spesso rende l’economia vulnerabile ai prezzi del mercato e allo sfruttamento intensivo.

Secondo Harry Verhoeven, ricercatore del dipartimento di relazioni internazionali di Oxford, gli stati che dipendono dall’esportazione di materie prime non hanno incentivi allo sviluppo dell’economia poiché l’elite politica riceve il denaro di cui necessita dalle multinazionali. Inoltre gli imprenditori locali operano in un mercato poco regolamentato che li emargina a vantaggio delle grandi elite del business. “Il grande merito del colosso asiatico è stato quello di modificare continuamente la pianificazione economica in base alle esigenze del livello di sviluppo raggiunto”. Secondo Sven Grimm, direttore del centro di studi cinese alla Stellenbosch University, in Sud Africa, questa è la grande lezione che l’Africa deve imparare, non solo dalla Cina ma da tutti i paesi sviluppati: è necessario che si adatti continuamente ai cambiamenti.

Il giornalista e vice direttore del Kenya-China Friendship Association, Ngari Gituku, introduce un elemento culturale per tentare di spiegare la scarsa possibilità per l’Africa di adottare un modello di sviluppo cinese. Gli africani sono convinti di non essere portati per guidare l’industrializzazione. “Nelle fabbriche di proprietà asiatica, molti degli africani che lavorano come operatori di macchine non si interessano di comprendere come l’operazione funziona. L’apprendono soltanto, e quello diventa il loro mondo. Non pensano che potrebbero creare un’operazione analoga”. Per questo ritiene che si debba puntare sullo sviluppo del capitale umano, indirizzando i giovani agli studi tecnologici, come ha fatto la Cina.

Deborah Brautigam invece, autrice di un esaustivo studio su rapporti sino-africani (The Dragon’s Gift: the Real Story of China in Africa) sottolinea un argomento di cui è facile fare esperienza in Africa: gli africani potrebbe non voler percorrere la via cinese poiché guidati da una differente etica del lavoro. Gli africani non sono ossessionati dal lavoro duro poiché hanno una grande disponibilità di terra in cui coltivare spesso richiede meno sforzi che altrove: “ Loro hanno a disposizione più terra e meno lavoro, per questo hanno sviluppato un modo di fare agricoltura che risparmia lavoro. Chi ha sviluppato una cultura di sussistenza agricola può davvero voler mai lavorare in fabbrica?”.

Reale alternativa?

I termini del dibattito suggeriscono che nella scelta di un modello di sviluppo da seguire l’Africa dovrebbe tener conto delle attitudini del suo popolo oltre che delle condizioni economiche che gli permetterebbero di avviare un processo di modernizzazione. Le difficoltà per intraprendere la via cinese allo sviluppo sono molteplici e del resto rimane il dubbio che la strategia dei cinesi, quantunque di scambio e non solo di sottrazione, basata sul l’invasione del mercato africano di beni di consumo prodotti in Cina, possa davvero incentivare e sostenere un processo d’industrializzazione che offra lo spazio per una “via africana” allo sviluppo. In cosa si distingue dunque il capitalismo di stato cinese rispetto all’opera di colonizzazione perpetrata dall’occidente? Realmente l’Africa è nelle condizioni di poter decidere le sorti del suo futuro o è piuttosto vittima di nuove formule propagandistiche che continuano a relegarla a giocatore marginale del commercio internazionale con l’illusione di esserne invece protagonista?

Il rischio è che la presenza cinese in Africa stimoli un’accelerazione che poco si accorda col ritmo lento e ancestrale dei popoli africani e che invece di fare da catalizzatore per la transizione africana a un benessere più diffuso, si limiterà a intervenire nella vita della gente solo contagiandola di materialismo. Per popoli vari e fantasiosi, con aspirazioni e preoccupazioni diverse da quella di diventare ricchi, anzi spesso senza aspirazioni e senza preoccupazioni, come gli africani sono, c’è ancora qualche forte scudo a protezione, ma le speranze che i cinesi alimentano, gli ultimi arrivati in un corso storico di scambi impari secolare, potrebbero, com’è successo nel loro paese, invertire un modo di essere e omogeneizzare gli intenti. È questa non è che l’insostenibile via per il progresso.

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